Archive for the ‘Ipse Digit’ Category

Giornalismo open source: l’ultima evoluzione del citizen journalsim

maggio 2, 2007

Hanno previsto la fine della carta stampata entro il 2015 con la chiusura del «New York Times», ipotizzando una strategica alleanza tra Google e Amazon nel 2008 (“Googlezon”) che metterebbe in ginocchio tutta l’informazione tradizionale, riuscendo a digitalizzare in tempo reale l’informazione su misura. Robin Sloan e Matt Thompson, due giovani giornalisti esperti di Ict, sono così divenuti l’icona dell'”Open source journalism”, l’ultima evoluzione del “citizen journalism” e del Web 2.0, con contenuti prodotti autonomamente [Susanna Jacona Salafia, Ilsole24ore]. I loro due “flash-movie” (Epic 2014 e 2015) online continuano a fare il giro del mondo attraverso il tam-tam del popolo di internet (più di 130mila citazioni in altrettanti documenti online) e sono ancora un argomento “cult” di discussione su forum e blog. Nel 2014, dunque, secondo la previsione della coppia, l’ipotetico “Googlezon” lancerà sul mercato “Epic” (Evolving personalized informative construct ), cioè un pacchetto di contenuti informativi personalizzato per ogni utente, processando dati come stile di vita e abitudini di consumo o informazioni demografiche e reti sociali. Lo “squalo” Googlezon letteralmente divora i media tradizionali provocando il fallimento persino del Nyt che nel 2015 decide di trasformarsi in newsletter per la posta elettronica di un elite di anziani. Ma, sempre nel 2015, il «New York Times» “risorge”, sia pure solo nella sua versione online, grazie all’iniziativa di una sua ex reporter, Pinki Nankani. La “Nyt refugee” (come la chiamano) comincia a raccogliere videobroadcast del suo vicinato attraverso i quali rilancia alla grande il Nyt online.
Provocazione paradossale o possibile scenario futuro? L’ex vicepresidente Al Gore, dopo Epic 2015, ha assunto Robin Sloan come “futurist online editor” della sua «Current Tv», avviata da appena un anno (il mese scorso il canale è sbarcato anche nel Regno Unito), il network televisivo che trasmette solo “user generated content”, cioè video e reportage amatoriali del pubblico “reporter”, postati sul sito internet di Current Tv. A Robin e Pinki il compito di indirizzare, ordinare, valorizzare, “pulire” questa gran mole di “viewer created content” o “Vc2” (come li chiama) che ogni ora arriva sul sito per renderli un prodotto editoriale sia online che per il tv broadcast. (continua su Criticamente)

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“Internet cambia l’informazione ma la carta non morirà mai”

aprile 16, 2007

Manager? No, li definisce “i signori del declino”. E mette alla sbarra quella razza padrona (consulenti compresi, università comprese) che ha concorso a causare il crollo dell’Italia, un tempo quinta potenza industriale fra i Sette Grandi. Il crack Parmalat, l’Alitalia che non c’è più o quasi, le ferrovie al collasso, la Telecom in fuga da Milano verso States e Brasile. Se tanto mi dà tanto capirete il perché di questo realismo pessimista.
Analisi severa per un’Italia retta da una classe imprenditoriale «vecchia e incapace di interpretare il mercato, di competere con efficacia, tutelare azionisti e clienti». E la Sardegna? «Quasi inevitabilmente, la Sardegna che vorremmo evoca sempre su connottu, il passato – vero o immaginato. Si discute sempre di conservazione: si conservano le coste (magari), il dialetto, le musiche, si conservano la biodiversità, i costumi, le feste. Tutto giusto. Ma il valore del passato va trasformato in progetto per il futuro». In che modo? «Ci vuole una capacità di visione concreta che la piccola politica, il mediocre intellettualismo, una gioventù impaurita dal futuro non può avere da sola». (more…)

Il mondo del giornalismo visto da Severgnini

gennaio 22, 2007

Invio le domande e dopo mezz’ora circa ricevo un’email con l’oggetto: “Ecco qui. Sono o non sono un razzo?” Dentro c’erano le risposte di Beppe Severgnini, una delle menti più rapide del giornalismo italiano.

Ha mai pensato di scrivere un libro, in stile Severgnini, per chi vuole fare il giornalista?

Un libro? Francamente, no. Tuttavia, nel mio forum “Italians” (in pista dal 1998!), rispondo spesso su questo argomento. Sempre con una certa malinconia, devo dire. Perché il mercato italiano è saturo, le pratiche arcaiche, gli egoismi molti, le ipocrisie innumerevoli. Per i giovani non è entusiasmante. Però è vero che le stesse cose – più o meno – le dicevano a me, 25 anni fa, quando ho cominciato. Eppure adesso sono qui a rispondere a voi come professionista più o meno affermato (più o meno: che dite?). (more…)

Time: il personaggio dell’anno sei tu

dicembre 17, 2006

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A proposito di democrazia digitale e citizen journalism. La copertina del “Time” si commenta da se.

“The tool that makes this possible is the World Wide Web. Not the Web that Tim Berners-Lee hacked together (15 years ago, according to Wikipedia) as a way for scientists to share research. It’s not even the overhyped dotcom Web of the late 1990s. The new Web is a very different thing. It’s a tool for bringing together the small contributions of millions of people and making them matter. Silicon Valley consultants call it Web 2.0, as if it were a new version of some old software. But it’s really a revolution”.

Link: http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,1569514,00.html 

Ipse digit: “Non si usa il Web per vendere i giornali di carta”

dicembre 9, 2006

ipsedigit“Uno degli errori più clamorosi compiuti dagli editori è credere che il Web possa servire a vendere i giornali di carta. E’ assurdo. Non si usa un medium per convincere la gente a usare un altro medium”. 

Bob Curley, giornalista del “Washington Post” – esperto di progetti editoriali sul Web

Ipse Digit. “Siamo tutti business writers”: l’importanza di scrivere in modo semplice e diretto

novembre 25, 2006

ipsedigitIl business writing è infatti il nuovo requisito per tutte le professioni: manager, professionisti, segretarie, insegnanti, impiegati e ingegneri. Tutti stanno facendo i conti con una scrittura che si modifica ogni giorno, tutti alle prese con computer, stampanti e posta elettronica, anche quelli che hanno fatto sempre scrivere le lettere alle segretarie. Lo stile della scrittura professionale in Italia sta cambiando. Nelle aziende private come nella pubblica amministrazione. E’ un cambiamento lento, ma inevitabile.Testi semplici, chiari, essenziali, che vanno dritto allo scopo. Questa è la direzione. La chiedono i giovani, la chiede Internet, la chiede il ritmo della nostra vita”. 

Alessandro Lucchini – Business writing. Scrivere nell’era di Internet. – 2001 Sperling & Kupfer editore. 

Rubrica a cura di Roberto Zarriello

Ipse Digit: Un web-writer deve saper “ascoltare”

novembre 16, 2006

ipsedigit“Per imparare a scrivere bisogna porsi in un atteggiamento di ascolto: per diventare web writer occorre ‘ascoltare’
la Rete, lasciarsi contaminare da interventi diversi, da un mondo di relazioni che si esprimono attraverso nuove e mutanti scelte di significato. Tramite la contaminazione entropica naturale nascono nuove specie, più forti e resistenti, più belle e cangianti, per resistere contro i disastri che periodicamente mutano i sistemi, per sopravvivere contro le azioni disturbanti dell’uomo. Contaminare, dunque, è la missione del web writer, il Verbo di Internet e l’essenza di Madre Terra”.
Amelia Venegoni – Web writing, edizioni Tecniche Nuove.Rubrica a cura di Roberto Zarriello