Il miglior Tg è su Sky Tg 24

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Tre studi nella sede centrale di via Salaria a Roma e un altro nel cuore della capitale per le trasmissioni politiche, sedi regionali a Milano, Padova, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Torino, Firenze e Ancona: Sky TG24 abita qui e da qui nascono le 39 edizioni quotidiane, le rubriche di approfondimento, le produzioni di Sky Meteo 24, per oltre 10.000 ore di diretta all’anno. Ventidue conduttori e conduttrici (più otto che si occupano di Sky Sport e otto di Sky Meteo 24) e la redazione dei ticker che scorrono in continuazione nella parte inferiore del teleschermo per dare notizie sempre più aggiornate.
In redazione ci sono 386 persone (età media 35 anni): 141 giornalisti (72 donne e 69 uomini) e 255 tra operatori, registi, tecnici e addetti alla produzione. Ci sono poi gli uffici di corrispondenza a New York, Londra, Gerusalemme, Madrid, Tokyo e Parigi.
Il Canale 500, quello su cui sintonizzarsi a qualsiasi ora per conoscere quello che è successo nel mondo, è l’unico All News (“tutto notizie”) che va in onda sempre in diretta. È anche dotato di possibilità interattive: quando appare in alto a destra un bollino verde, basta premere il tasto del telecomando dello stesso colore e appaiono delle “finestre”, che consentono di vedere quelle sezioni del Tg che fossero sfuggite o si volessero rivedere. Sempre con il sistema interattivo si possono seguire interviste e servizi che, per ragioni di tempo, non sono state trasmesse integralmente.
 
Nei 2006, Sky Tg24, secondo una ricerca Audistar sulle audience della Tv satellitare, ha avuto un aumento del 20,7 per cento. A dirigere il “canale delle notizie” è Emilio Carelli cinquantacinquenne (è nato a Crema il 21 maggio 1952).

Direttore, il 31 agosto di quattro anni fa il suo Tg emetteva il primo vagito tra lo scetticismo generale. Vuole tracciare un breve bilancio di questa straordinaria esperienza?
«Straordinaria è proprio l’aggettivo che riassume tutto quello che abbiamo realizzato. Io sono nato giornalista televisivo, non mi sono mai allontanato dal video, ho fatto persino il regista, ma un’esperienza come questa è veramente unica e irripetibile».

Lei ha lavorato con maestri di giornalismo come Guglielmo Zucconi e Vittorio Buttafava, è stato vicedirettore di Tg5 e di Studio aperto e direttore di TgCom, il giornale on-line di Mediaset. Ha avuto modo di lavorare per due dei più importanti editori del mondo, Silvio Berlusconi e Rupert Murdoch: ci sono differenze sostanziali nel loro approccio?
«Ce n’è una sostanziale, ma non tra i due uomini, bensì sul perché esistono: la casa editrice di Rupert Murdoch si chiama News corporation e questo già spiega tutto: l’informazione è il senso del nostro lavoro. Prima di lanciare Sky Tg24, raggiunsi Murdoch a Londra per capire cosa s’apettava da questa nuova esperienza italiana. Fu di una semplicità disarmante: “Preoccupati di fare un canale italiano. E poi rispetta i tempi strettissimi della diretta e mantieni un assoluto equilibrio politico”. Credo che ci siamo riusciti. Chi ci segue sa che siamo sempre molto attenti a essere indipendenti e a dare uguale spazio a tutti. In quanto a Silvio Berlusconi, anche lui aveva la voglia e la passionalità di dare notizie, informazioni. Ma la sua Tv non aveva la diretta e, per di più era una Tv commerciale e gratuita: doveva produrre intrattenimento per farsi conoscere e catturare inserzionisti pubblicitari, quindi era un atteggiamento culturale che allontanava da un’informazione che per 10 anni, per giunta, doveva fare a meno della diretta. Fare il contrario era pura utopia. Insomma, Berlusconi era già un editore, ma la sua azienda, per necessità, doveva produrre altro. E questo lo faceva soffrire».
 
Facciamo una pausa, diciamo “futile”. Il suo Tg è diventato anche famoso per quelle che qualcuno ha definito le Carelli’s angels, o anche le wonderwomen. Le sue conduttrici sono belle, eleganti e professionalmente perfette: come le ha scovate?
«Quando hai la fortuna di partire da zero e di costituirti da solo un gruppo di lavoro, o meglio una squadra che giochi con te, allora tutto diventa più semplice. O, meglio, si lavora più tranquilli, perché insieme, tutti quanti, si parte dallo stesso livello. Per le conduttrici ho privilegiato la bravura, sono tutte giovani, laureate, con un naturale talento giornalistico e una volontà di ferro. E, naturalmente, un aspetto gradevole e qualche precedente televisivo anche importante. Insieme abbiamo cercato e trovato quello che mi piace definire “lo stile Sky”. Per i conduttori vale lo stesso discorso: basta girare il tutto al maschile e il gioco è fatto».
 
Di solito, acquistare credibilità per chi propone una trasmissione di news è un percorso piuttosto lungo e tortuoso, difficile: come ce l’ha fatta in un tempo relativamente breve?
«Abbiamo sempre privilegiato la notizia, preferendo lasciarla scarna piuttosto che “sporcarla” con il gossip, genere che abbiamo volontariamente trascurato: non ci siamo occupati di veline e di calendari, eppure non siamo stati penalizzati da queste scelte. Il segreto della credibilità è nelle fonti assolutamente attendibili di cui disponiamo. Noi non ci siamo mai allineati agli altri Tg e siamo riusciti spesso a dare per primi delle notizie importanti. Quando la notizia c’è, il telegiornale si mette al suo servizio e nasce quella che negli Usa si chiama breaking news, e in Italia viene definita “ultima ora”».
 
Cito la Repubblica del 19 ottobre scorso: “Rai in ritardo, il Tg sotto accusa – Da Sky il vero servizio pubblico”. Si trattava del tamponamento di due vetture della metropolitana di Roma a bordo di una delle quali c’era un giornalista della Rai. Arrivaste abbondantemente per primi. E cito ancora il Corriere della Sera del 30 maggio scorso, che titolava: “Sky osa e vince con l’omaggio della concorrenza”. Si riferiva alla maratona per le recenti amministrative. E di titoli del genere potrei citarne tanti. Siete più bravi degli altri oppure, come dicono i vostri avversari, siete dotati di mezzi più moderni?
«Non siamo più bravi né abbiamo più mezzi, tuttavia quelli che abbiamo sono più moderni, di nuova generazione, quindi più agili e facilmente manovrabili».
 
Lei ha dichiarato che il suo Tg è meno costoso di tutti gli altri. Come si realizza una magia simile?
«Confermo, il nostro budget non è superiore a quello delle altre testate giornalistiche televisive; tuttavia, noi abbiamo un’arma in più, che è l’agilità di decisione, la non sclerotizzazione di tipologie di giornalismo, I titoli che mi citava si riferivano a un incidente nella metropolitana dì Roma. Noi siamo arrivati prima perché nei paraggi c’era una troupe che stava seguendo un avvenimento politico. L’abbiamo contattata dicendo di spostarsi su quel fatto di cronaca. E non ci sono stati mugugni, intoppi burocratici, sentimenti di lesa maestà da parte di qualcuno. Da noi c’è l’entusiasmo della giovinezza e la passione per questo lavoro. Il resto non conta».
 
Una prestigiosa giuria ha proclamato Sky Tg24 il miglior telegiornale della stagione e proprio in diretta su Raiuno le è stato consegnato l’Oscar della Tv. Cosa farà per rivincerlo?
«Intanto, uno è in bacheca, ma i premi, sia pur graditi, contano poco se non si è consapevoli di fornire un buon lavoro ai telespettatori che pagano l’abbonamento a Sky. Oggi posso dire che un po’ da tutte le parti, dall’uomo politico al tassista, dal professionista all’artigiano, quando ho occasione di parlare con loro sento apprezzamenti sinceri. È chiaro, chi compra paga, e se l’acquisto non lo soddisfa cambia fornitore. Ed è proprio quello che non vogliamo accada»
 

Gigi Vesigna
per “Famiglia Cristiana

3 Risposte to “Il miglior Tg è su Sky Tg 24”

  1. Il mio Tg preferito « Roberto Zarriello Says:

    […] equilibrata”: è il Tg di Sky, in onda 24 ore su 24. Diretto da Emilio Carelli. Questa intervista merita […]

  2. amulet Says:

    amulet

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  3. alberto caramelli Says:

    credo che la vostra posizione, parlo dei giornalisti, al riguardo intercettazioni sia priva di senso in quanto proprio dai giornalisti abbiamo avuto degli esempi di scarsa sensibilità al riguardo.
    Credo che il carrierismo la gara dell’essere il primo Vi condizioni dall’essere persone più che robot.
    Avete perso il senso della misura, ed il bello che credete di essere seguiti in quelli che sono i vostri riferimenti come servizi giornalistii televisivi per non parlare dei servizi scritti.
    Ritornate alla semplice cronaca e lasciate alla popolazione l’espressione di un commento che non sia inficiato da appartenenze più o meno di comodo.
    Un saluto

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