Giornalismo open source: l’ultima evoluzione del citizen journalsim

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Hanno previsto la fine della carta stampata entro il 2015 con la chiusura del «New York Times», ipotizzando una strategica alleanza tra Google e Amazon nel 2008 (“Googlezon”) che metterebbe in ginocchio tutta l’informazione tradizionale, riuscendo a digitalizzare in tempo reale l’informazione su misura. Robin Sloan e Matt Thompson, due giovani giornalisti esperti di Ict, sono così divenuti l’icona dell'”Open source journalism”, l’ultima evoluzione del “citizen journalism” e del Web 2.0, con contenuti prodotti autonomamente [Susanna Jacona Salafia, Ilsole24ore]. I loro due “flash-movie” (Epic 2014 e 2015) online continuano a fare il giro del mondo attraverso il tam-tam del popolo di internet (più di 130mila citazioni in altrettanti documenti online) e sono ancora un argomento “cult” di discussione su forum e blog. Nel 2014, dunque, secondo la previsione della coppia, l’ipotetico “Googlezon” lancerà sul mercato “Epic” (Evolving personalized informative construct ), cioè un pacchetto di contenuti informativi personalizzato per ogni utente, processando dati come stile di vita e abitudini di consumo o informazioni demografiche e reti sociali. Lo “squalo” Googlezon letteralmente divora i media tradizionali provocando il fallimento persino del Nyt che nel 2015 decide di trasformarsi in newsletter per la posta elettronica di un elite di anziani. Ma, sempre nel 2015, il «New York Times» “risorge”, sia pure solo nella sua versione online, grazie all’iniziativa di una sua ex reporter, Pinki Nankani. La “Nyt refugee” (come la chiamano) comincia a raccogliere videobroadcast del suo vicinato attraverso i quali rilancia alla grande il Nyt online.
Provocazione paradossale o possibile scenario futuro? L’ex vicepresidente Al Gore, dopo Epic 2015, ha assunto Robin Sloan come “futurist online editor” della sua «Current Tv», avviata da appena un anno (il mese scorso il canale è sbarcato anche nel Regno Unito), il network televisivo che trasmette solo “user generated content”, cioè video e reportage amatoriali del pubblico “reporter”, postati sul sito internet di Current Tv. A Robin e Pinki il compito di indirizzare, ordinare, valorizzare, “pulire” questa gran mole di “viewer created content” o “Vc2” (come li chiama) che ogni ora arriva sul sito per renderli un prodotto editoriale sia online che per il tv broadcast. (continua su Criticamente)

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