Web 2.0: partecipare è l’essenza di Internet

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E’ chiamato Web 2.0, ed è il futuro di internet. E’ una rete fatta di community, mondi virtuali, blog e di contenuti generati dagli utenti. Ed è già qui: ne sono un esempio siti come My Space, Wikipedia e YouTube, per fare qualche nome. La novità è che il Web 2.0 piace agli italiani. Che preferiscono passare il loro tempo su Wikipedia o su Twitter piuttosto che sui siti di eCommerce e di eGovernment. A gennaio, secondo i dati di una ricerca della Nielsen/NetRating, il 56% dei navigatori italiani, più di 11 milioni di persone, ha visitato almeno una volta i siti Web 2.0. Insomma, nonostante il tipico ritardo italiano nell’adozione delle nuove tecnologie, la rivoluzione della rete ha attecchito anche nel Belpaese. E adesso, il traffico su Web 2.0 italiano è quarto in Europa per grandezza, dietro Inghilterra, Germania e Francia. Paesi che hanno una maggior penetrazione della banda larga. Tra gli internauti italiani, ad essere più affascinati dai nuovi servizi sono i cosiddetti “heavy user”, gli utenti che si collegano alla rete più assiduamente della media. Quelli, per dare i numeri, che si collegano a internet almeno 44 volte ogni mese. Visitano soprattutto le Communities, che a gennaio hanno raggiunto gli 8 milioni di utenti unici. Ma anche quei servizi che la ricerca Nilesen mette sotto la categoria Giants: Wikipedia, MySpace e, soprattutto, YouTube, che hanno raggiunto quota 7 milioni. “Gli utenti hanno uno stimolo particolare ad affacciarsi alla finestra dell’online con continuità”, spiega Daniele Sommavilla, vicepresidente sud Europa di Nielsen/NetRatings. “Vogliono condividere un’informazione, un parere, un’esperienza. Si sente la necessità di collegarsi soprattutto per verificare se qualcuno ha risposto allo stimolo messo in rete precedentemente”. E’ il legame di dipendenza che si crea tra gli utenti di Blog. Che infatti sono in terza posizione, con 4,4 milioni di utenti italiani. “La gente pensa: posto, dunque sono – spiega Rishad Tobaccowala, CEO della società di consulenza Denou – è un modo per sentirsi vivi. E di condividere le proprie conoscenze o opinioni con gli altri”. Gli italiani sembrano pensarla nello stesso modo. Wikipedia, che nell’ultimo anno è cresciuta del 122%, è stata il Giant che ha raggiunto il risultato più modesto: YouTube ha segnato un +1034%, e MySpace uno spaventoso incremento del 1295% degli utenti unici. Ad essere presi in contropiede sono soprattutto i grandi publisher della rete. Che temono che il Web 2.0 gli soffi i lettori. In un anno, dopotutto, la categoria “Web 2.0” è entrata direttamente al quinto posto nella top ten delle preferenze degli internauti nostrani. E il prossimo anno potrebbe superare in utenti unici i siti di news.
Ma il boom ha suscitato i dubbi di più di un’analista. O’Reilly Media, a cui si deve il termine “Web 2.0”, aveva definito la nuova era di internet come “la rivoluzione commerciale dell’industria informatica, che trasformerà internet da semplice rete di connessione a luogo d’incontro”. Per l’Economist, però, il Web 2.0 è “un’idea affascinante, ma che non ha a che fare necessariamente con il successo commerciale. “Troppe aziende competono nello stesso mercato senza un solido modello di sviluppo – si legge nel reportage dal titolo “Bubble 2.0” – rischiamo di trovarci di nuovo di fronte all’esplosione di una bolla speculativa.
Come ai tempi della famigerata New Economy”. Bolla 2.0, appunto. (Repubblica)

Una Risposta to “Web 2.0: partecipare è l’essenza di Internet”

  1. Alessandro Camanini Says:

    OPENVISUAL – BreakThru Sintesi di Frontiera & Fourth Generation per il Web 2.0

    Il “Semantic Web Network” tutt’ora non si allinea a livello di sync; da una parte la complessa architettura 2.0 (in propulsione di infinito environment) ,specifiche infrastrutture del testo estensibile xhtml, rss, xml etc… con i protocolli dei numerosi sw/clients mediatici (forse troppi, oramai) interpretati come intrinseca diretta comunicazione ne soffrono talvolta latenza, dispersione, etc…oppure a quel recente segmento e desiderio virtuale degli OS appoggiabili; (tutto gira su tutto Vmware player …computer defined in software etc ..) potrà risultare faro illuminante di
    riferimento concettuale & denominatore comune, aprendo la pista per un’interessante progressiva riduzione, poiché si era forse arrivati ad una sorta di overload di default (caricamento statico e stanco) e da kernels scarsamente customizzabili da terze generazioni, che poco favorivano l’ideologico episodio mediale. Miglioramenti in “Vista” ? Ora è molto estesa l’offerta delle sorgenti open-source scaricabili ed i leggeri frameworks-widgets, s/oggettistica spazio-temporale assolutamente da non sottovalutare. Intendiamo cmq per comunicazione (onde evitare equivoci
    d’ora in poi) la possibile fusione embedded di codici univoci perciò per loro nativa espressione, quindi “multimediale” intrapreso nel suo radicale principio…; manipolazione della massiva mediatica in un linguaggio Ajax (p.es.), nel quale ci risulta avvenga in maniera tassonomica (folksonomy nella nuove congetture di ricompilazione), mentre si dovrebbe forse rivalutare
    l’inserimento in questo smisurato contesto il procedimento euristico (approccio alla soluzione dei problemi, che non segue un chiaro percorso, ma si affida all’intuito e allo stato temporaneo delle circostanze) quale progettazione d’archetipo. Nel dettaglio; riprendendo l’assiomatico citato precedentemente, metodi quali un’ENTROPIA, sorgente della termodinamica e metafora cibernetica della bio-creazione di prima generazione e sempre in netto contrasto dell’estropianesimo
    algoritmico razionale perchè il vero senso non sarà mai ragione. Non stiamo trattando questo argomento indirizzandolo verso p.es. alle tracciabilità di un percorso informatico o estrapolazioni di search-engines ma vorremmo coinvolgere il concetto terminologico OPENVISUAL nel contesto più preciso possibile; Creazione autarchica, Visione lineare, conduzione con la massima autogenesi.
    Probabilmente allegorie sul percorso, ma il “Caos File*” rimane ancora la BELLEZZA di
    una Grande Rete ? Vorremmo indirizzare questo argomento affiancando il Web come un “archivio impossibile” ormai riconsiderando parti di Scienza, Medicina, Informatica, Letteratura, etc…..come un velocissimo quadro impressionista, soggettandolo ad un temporaneo castello di sabbia, vivente organico-materico della “riconsiderazione generale ed oggettiva”; lo zelante trattamento vuole premuto vigorosamente il tasto Reset per lo stato temporaneo delle circostanze ? …Attualmente si è giunti a miliardi di tags/cookies/etc e congestionato materiale indicizzabile; qualcosa di autentico nel desiderio editoriale di contrasto e reazione ad un SocialNetwork , all’alveo di un Media- Streaming, ad un Crowdsourcing , proto-web rigenerato dal terremoto transizionale, il quale fortemente si riconduce ed un territorio mediatico il quale ottiene il proprio task assai contraddittorio…non infrastrutture di condivisione ma fatale spazio individualista ! Si pensi ad un Cinema-Redux spesso utilizzato negli YouTubes….condotto nel regime francobollato, se non si pone rimedio ad un Network ed a quel “linguaggio univoco” di testo-suono-immagine proprietario della primigenia informatica, senza propugnare inutili citazionismi. Noi pensiamo solo che il Cinema Redux, Crouwd-sourcing, etc necessitino di risolutivo affiancamento ed avvicinamento coercitivo ad una “gestione di cellule neurali” ed “avvicinamento” al chipset e un low-language anche in questo contesto più embedded possibile, anche perché il SENSO nativo di un retro-computing è ancora quello più affine e quindi arriviamo a quel dunque….siamo davvero “neuroattivamente pronti per la ricezione del segno-segnale immediato ? Compatibilmente con la catarsi solerte di uno sbocciato terzo millennio, combattiamo quotidianamente con consumer-firmware mediali,polverizzarsi sull’onda fulminea progressivamente con l’impatto mediatico, il quale coinvolge o dimentica subito, effetto dicotomico sulla corteccia. Il potenziale “database” conoscitivo si allarga spaventosamente, terreno abbastanza instabile per la slavina-rotativa…” (da Alessandro Camanini– Xelenio.Com) Struttura di rete da questo lato sempre instabile,…come possono emergere i neolinguaggi della persona stessa…e distinguere ? Vediamo che spesso può essere sommersa…è tutto così spaventosamente polverizzato, nell’auto-genesi di blogs…e di globalizzante “MySpace” ? la rete necessita di segnali diretti…differenze/alterazioni/penisole/contrasti/terremoti/cattiverie…segno
    e simbiosi della Grande Natura in convergenza bio-tecnologica…E’ un “…mondo che cambia a gran velocità e dove si precisano i pericoli; solo così un pensiero dotato di armi costantemente rinnovate può vincere la guerra delle parole…”, quello del pensiero “costruttivismo vitalista” (non militarista…) giornalista francese G.Faye e se dovete lasciare ancora il beneficio del dubbio è quello neologista, sulla parola “informatica” secondo noi ancora traballante a distanza di
    quarantaquattro anni…ll termine informatique (informatica) “voleva significare la gestione automatica dell’informazione mediante calcolatore, è la scienza che si occupa della conservazione, dell’elaborazione e della rappresentazione dell’informazione.” (da Wikipedia) sia tuttora un devastante NEOLOGISMO. Nei primi 90’s non ci credevamo, con i primi frattali a spaccare i monitor vga 640×480 e lanciare nelle isole ecologiche i fosfori verdi delle DOS macchine dei
    ragionieri “contabili” ed abbiamo visto troppe “forme d’onda” per non crederci…Ed è anche una questione di terminologia stretta stretta….la prima parte…di informatica…è molto più “inform…ale” di quanto non possiamo crederci…tra lo 0-1 il valore binario (cosiddetto pensiero algoritmico formale)…ci sono terabytes in movimento i quali pullulano e disegnano da sempre dentro il nostro eterno desiderio d’immaginazione inform…atica; OPENVISUAL !
    Cordialmente,
    Alessandro Camanini

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