“La satira è come lo yogurt”: intervista a Michele Serra

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amacaMichele Serra, giornalista, scrittore, umorista italiano, è commentatore ed editorialista di Repubblica¸ dove cura anche la spigliata rubrica fissa L’amaca. Per anni ha scritto su L’Unitภper cui ha diretto anche il famoso inserto satirico Cuore. A Serra abbiamo chiesto un cardiogramma della satira italiana oggi.

I Simpson compiono venti anni. In America hanno dato il via a una nuova ondata di satira sociale e di costume. In Italia non abbiamo un’industria dell’animazione, altrettanto consolidata, ma esiste un fumetto paragonabile a ciò che i Simpson sono negli Stati Uniti?

“Non saprei rispondere con precisione, perché non conosco bene il panorama attuale del fumetto italiano. Posso pensare, al massimo, ai fumetti che legge mio figlio. Mi viene in mente l’ottimo Rat-man di Ortolani, che però appartiene a un genere di comicità fantasy-parodistica piuttosto che prettamente satirica. Potrei rispondere di no, che in Italia non c’è niente di simile, ma probabilmente sono io a non esserne a conoscenza”.

Cosa rende tanto unici i Simpson?

“Gli americani sono maestri nel rappresentare i tic e le manie della loro società. I Simpson, poi, sono un perfetto esempio della loro capacità di confezionare un prodotto apparentemente semplice, in grado di conquistare i bambini per l’immediatezza, ma che nasconde al suo interno una molteplicità di livelli di lettura, una serie di strati sempre più profondi e adulti”.

In Italia, però, almeno nel campo delle vignette satiriche non mancano i grandi autori: da Altan a Forattini.

“Sì, ma nel caso dei grandi vignettisti non si può assolutamente parlare di somiglianze con i Simpson. È un tipo di satira completamente differente. Tutt’al più bisognerebbe tornare alle vecchie storie lunghe di Altan, di aspra critica sociale, o a quelle di Pazienza, dove si ritrova tutta la Bologna degli anni ’70”.

Lei ha diretto Cuore, lo storico settimanale satirico nato come inserto de L’Unità. Ci potrebbe descrivere la sua esperienza negli anni d’oro dell’esperimento satirico italiano per eccellenza?

“Cuore ha tentato di fotografare, in maniera ovviamente acida e distorta, la vanità sociale di allora. La vera anima di Cuore non se la prendeva solo col palazzo, con i potenti, ma anche con la gente, secondo la filosofia in base alla quale ogni Paese ha la classe dirigente che si merita. Capire questo significa comprendere lo spirito che animava il settimanale. Ce la prendevamo con i tic sociali, con le mode – come quella dei vestiti griffati. Peccato non avere avuto allora Dolce e Gabbana: li avremmo massacrati!”.

Lei ha detto: “La satira è come lo yogurt: quando nasce ha già la data di scadenza impressa sulla confezione”.

“Cuore era legatissimo a tutti gli elementi degli anni in cui è nato. E lo stesso vale per ogni genere di satira: quando cambiano i tempi per i quali è tarata, perde in parte la sua ragione di essere, diventa obsoleta”.

I tentativi di replicare il successo di Cuore sono falliti. Perché?

“Per due fattori. Innanzitutto perché la tv ha assorbito una quantità enorme di energie. Dopo la fine di Cuore, c’è stato un boom della satira sul piccolo schermo, grazie anche ad artisti di grande qualità. Mi riferisco a Guzzanti, alla Dandini e a tutta la banda di Avanzi. La satira televisiva ha aperto le porte a un mutamento di costume, con una maggiore apertura mentale e un linguaggio più spigliato. Insomma, la concorrenza della televisione alle altre forme di satira è stata spietata”.

E il secondo fattore?

“Tutte le avventure intellettuali nascono da uno spirito di gruppo. Il lavoro che facemmo con Cuore era lo sbocco logico di un comune sentire politico. Si proveniva tutti, insomma, da un retroscena comune che ci permetteva di lavorare insieme e di concerto, con una comunione di intenti. Oggi, invece, tutto è sfilacciato, individuale. Predominano le personalità dei singoli comici. Come si potrebbe riproporre l’esperienza di Cuore in un contesto del genere?”.

Per quanto difficile sia ripetere quell’esperienza, ci sarebbe bisogno di un altro Cuore oggi?

“Sì, sicuramente. In televisione, per ragioni strutturali, per esigenze di brevità e immediatezza, è facile che la satira si trasformi in semplice comicità. Mancano la precisione e l’impegno necessari per ideare, elaborare e raffinare la satira vera e propria. Ma chi potrebbe fare un giornale oggi? Non certo i cinquantenni come me e gli altri della vecchia scuola: lo dovrebbero realizzare i giovani, i venticinquenni”.  Intervista a cura di Andrea Curiat

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Una Risposta to ““La satira è come lo yogurt”: intervista a Michele Serra”

  1. Simona Says:

    Ho 32 anni, leggevo Cuore ogni settimana in treno da liceale pendolare…
    Adesso sono un’adulta impiegata, sposata e quasi madre e un giornale di quello stampo mi manca da morire!!!!

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