“Così si cattura un pedofilo nella rete”. Penne Digitali intervista Maurizio Masciopinto

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Quando si hanno sulle spalle venticinque anni di dura “palestra” fatta sulle strade di Napoli, reati come la pedofilia e la pedopornografia commessi “a uso e consumo” della Rete forse fanno meno paura. E l’esperienza è tutta lì. Nelle parole di un uomo che ha vissuto sulla sua pelle i grandi cambiamenti della società in cui viviamo. Maurizio Masciopinto ci aspetta nel suo ufficio, su un piano (inaspettatamente silenziosissimo) di un enorme palazzo di vetro in fondo alla via Tuscolana, a pochi metri dai “casermoni” di Cinecittà. Si tratta pur sempre del quartier generale della Polizia. Eppure tutto tace, il clima è disteso, l’accoglienza calorosa.

Dottor Masciopinto, come si arriva a catturare un pedofilo che si nasconde nella ragnatela del web?

Innanzitutto c’è una costante attività di monitoraggio che i nostri agenti svolgono sotto copertura, entrando, per esempio, nelle chat con un nickname. Trattandosi di un’operazione monotematica e cruenta capita ciclicamente che sia il personale stesso a chiedere di essere sostituito. Ci muoviamo, quindi, in due direzioni: la prima di controllo, la seconda di azione vera e propria attraverso le intercettazioni telefoniche”.

Passiamo all’azione vera e propria. Dopo la fase di controllo cosa succede?

“Rintracciamo, grazie alla collaborazione dei provider con i quali lavoriamo a stretto contatto, il numero di telefono e il nome dell’utente. A quel punto facciamo richiesta all’Autorità giudiziaria, ottenuta la quale iniziamo a tracciare tutta l’attività che il soggetto svolge in rete. Il passo successivo è l’intercettazione telefonica che ci consente di seguirne gli spostamenti e quindi, alla fine, di catturarlo. Naturalmente già seguendo i suoi spostamenti su Internet siamo in grado di sapere esattamente dove si trova”.

È tutto affidato all’attività umana oppure ci sono anche sistemi di controllo automatizzati?

I pedofili si possono scambiare immagini utilizzando programmi peer-to-peer e di file sharing. Allora abbiamo elaborato dei software che sono in grado di leggere e individuare tutti gli scambi di informazioni pedopornografiche e trasmetterle alla Polizia che inizia a seguire le loro mosse. Poi tutte procede come ho già descritto”.

Quali sono i tempi?

Dal momento in cui si fa richiesta al magistrato, l’indagine può durare dai tra mesi ai due anni. Oggi, comunque, è consentita un’ispezione immediata sul computer del pedofilo. Inoltre va ricordato che tutti i siti italiani che si macchiano di questo reato sono stati chiusi. Però, in teoria, sarebbe ancora possibile aprire collegamenti provenienti da altri Paesi. Fortunatamente, però, la legge n.38 del febbraio 2006 ci permette di stilare una lista nera di questi collegamenti e consegnarla ai provider che ne disporranno immediatamente la chiusura. Il risultato è che non sarà più possibile imbattersi, neppure per caso, “in finestre” pedofile semplicemente perché queste non si apriranno. La black list sarà pronta entro tre mesi. Il provvedimento, invece, sarà definitivo nell’arco di 120 giorni”. Intanto, mentre Masciopinto ci parla, nella stanza di fronte alla nostra dieci poliziotti, tutti giovanissimi, sono impegnati a leggere le segnalazioni che arrivano attraverso il sito Internet del Commissariato. Sono tanti i cittadini che, ogni giorno, si mettono in contatto con loro per denunciare collegamenti pedopornografici in cui si sono imbattuti casualmente, truffe ipotizzate, subite o sventate. O ancora, per chiedere se è davvero possibile che, strisciando la propria carta di credito alla cassa del supermercato, tutti i nostri risparmi si azzerino misteriosamente.

Cosa fate per contrastare il fenomeno di clonazione delle carte di credito?

“Se questo accade, vuol dire che il pos è stato manomesso. Accade allora che, mentre siamo convinti di pagare la spesa, i nostri soldi vengano trasferiti direttamente in Romania. Per contrastare il fenomeno operiamo su due fronti. Da un lato, collaborando con le società che producono gli apparecchi siamo in grado di individuare quelli clonati. Dall’altro, lavoriamo con gli Istituti di credito che acquistano i pos per poi affittarli o venderli ai commercianti. I costi variano dai 100 ai 900 euro. Meno costano e più sono a rischio contraffazione, per questo invitiamo le banche a spendere più soldi per la sicurezza dei loro clienti”.

Come è organizzato il Commissariato virtuale?

Il 113 on line è organizzato in diverse aree di interesse. C’è un settore dedicato alle denunce di furto e smarrimento e un altro riservato ai reati telematici. Per accedere a ciascuna di queste aree è sufficiente una registrazione unica, semplicissima e rapida. A quel punto si possono inviare segnalazioni o fare vere e proprie denunce. Ogni intervento da parte del cittadino viene tenuto nella massima considerazione, tanto è vero che, in ogni caso, riceve sempre una risposta da i nostri agenti, in tempi brevissimi. Le loro sollecitazioni sono utilissime, ci aiutano nel monitoraggio dei cyber crimes e rappresentano il punto di partenza di molti dei nostri accertamenti”.

Qualche dato a riguardo?

“Dal 15 febbraio del 2006, ossia dal giorno dopo la sua nascita, al 31 dicembre, ci sono pervenute 1471 segnalazioni di reati di phishing, 1048 relative alla pedopornografia, 307 sull’e-commerce. Se consideriamo anche avvertimenti di altro genere, abbiamo raggiunto un totale di 3600 segnalazioni”.    

Intervista a cura di Marta Casadei e Daniela Palermo

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