LE INTERVISTE DI PENNE DIGITALI: Pierluigi Magnaschi

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magnaschiOspite d’onore di Penne Digitali è oggi Pierluigi Magnaschi, per sette anni direttore dell’Ansa. A lui abbiamo chiesto un’opinione sul contributo che Internet ha apportato al giornalismo, in base alla sua lunga esperienza nel mondo dei media e di direttore della principale agenzia di stampa italiana. Ne è venuta fuori una lunga chiacchierata ricca di spunti. Buona lettura!

Grazie a internet le informazioni sono cresciute in modo esponenziale. Ciò può mettere a rischio la precisione e l’affidabilità dell’informazione stessa?“No, al contrario oggi il giornalista ha notizie più esatte e, a parità di informazioni assunte, internet ha dilatato enormemente la capacità di recapitarle ai destinatari nel più breve tempo possibile. Oggi i giornalisti di agenzia sono in condizione di riferire il fatto immediatamente dopo il suo verificarsi. Ad esempio, nel caso della deflagrazione di una bomba o di un conflitto a fuoco grazie alle nuove tecnologie il materiale fotografico e video registrato è immediatamente disponibile per essere mandato in rete. Questa è senz’altro una grande conquista per il giornalismo”.

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’esistenza in India di service che scrivono pezzi per conto di quotidiani inglesi a prezzi stracciati. Come reagire di fronte alla possibilità offerta dalla globalizzazione di “delocalizzare” anche il lavoro intellettuale?

“Innanzi tutto la delocalizzazione non va demonizzata in assoluto. Nel caso in cui avvenga nel back office, cioè in quelle attività meramente compilative, come potrebbe essere ad esempio la stesura di un omologo della nostra Garzantina, è ipotizzabile che dall’Inghilterra si ricorra all’impiego di lavoratori provenienti da un altro paese di lingua inglese, come ad esempio l’India. Al contrario, nel caso dell’attività giornalistica vera e propria, mi sembra molto improbabile che ciò avvenga senza che se ne ricavi un giornalismo di sottordine, ‘di serie b’, perchè affinché vi sia la qualità c’è bisogno della presenza sul posto”.Fino a solo un decennio fa la specificità del lavoro giornalistico consisteva anche nella possibilità di consultare dati e fonti altrimenti inaccessibili, ma oggi rintracciabili facilmente in rete. Ciò ha cambiato il ruolo del giornalista? E se si in che modo?    “Se da un lato è vero che oggi un giornalista grazie ad internet ha la stessa possibilità di accedere alle banche dati di tutti gli altri utenti della rete, è anche vero che non tutti hanno gli stessi occhi e le stesse abilità per leggere quei dati. Ad esempio, chi legge la grande mole di documenti che esce dalla Camera dei Deputati? La comodità oggi è avere i documenti sul desk in tempi record, ma poi questi vanno interpretati. Anzi l’eccesso di informazioni esige una maggiore competenza per tirare fuori le cose importanti; l’abilità del bravo giornalista, che ne rende il lavoro ancora più prezioso rispetto al passato, sta nel saper tirare fuori trenta righe da cinquanta pagine”.Wikipedia e Google: fonti inesauribili di informazioni o artefici del trionfo del “copia e incolla”?  “Il limite di Google è che pubblica tutto senza distinguere l’articolo del Corriere della Sera  e quello che non è assolutamente attendibile. Dietro Wikipedia c’è invece il sogno di avere giornali senza giornalisti e libri senza scrittori. Questo è un sogno che si infrange contro un muro, ma il fatto stesso che sia stato pensato è significativo e Wikipedia comunque ha dato risultati. The Economist, ad esempio, ha fatto un sondaggio da cui emerge che il numero medio di errori in Wikipedia è pari a quelli presenti nell’Enciclopedia britannica. Sarebbe tragico se questo fosse vero, io mi limito a riferire la cosa com’è stata pubblicata. L’aspetto positivo del fenomeno è, comunque, che Wikipedia si pone il problema di assumere  le informazioni che arrivano dagli utenti C’è però sempre bisogno di una griglia che selezioni queste notizie” .E’ un po’ la stessa idea che è alla base del “reporter diffuso”. “Si, anche se il reporter diffuso è sempre esistito. Chi è che, anche in passato, telefonava a un giornale per raccontare di un incidente cui aveva appena assistito? L’importante è distinguere tra il racconto del testimone oculare, che spesso non è oggettivo a causa dell’emotività che costui mette nel riportare il fatto, e la cronaca di chi fa il giornalista per mestiere. Il cosiddetto cronista diffuso ci può essere ma poi la notizia vera e propria deve essere riportata dai giornalisti. Ciò non lo dico per difendere la categoria ma per riaffermare la professionalità che questi dovrebbero garantire e che non sempre c’è”. Si moltiplicano i blog e con essi le “bufale”, che spesso alimentano per giorni dibattiti fondati su notizie false. Il fatto che tutti possono dire la loro non genera anche una gran confusione?“Dopo l’alluvione di informazioni, buone e cattive che siano, il lettore si stancherà di perdere tempo per capire cosa e vero e cosa no e ci sarà un ritorno ai media classici. La novità di internet sta nella possibilità di interloquire. Per quanto riguarda l’apporto dell’ elettronica nel giornalismo, un esempio da seguire è il Dea, l’archivio dell’Ansa nella cui banca-dati sono stati immessi e catalogati tutti i lanci e gli articoli redatti dai giornalisti dell’agenzia dal 1975 in poi. A differenza dei motori di ricerca, dove le informazioni non vengono filtrate, il Dea garantisce la qualità della notizia perché se ci sono informazioni sbagliate queste vengono immediatamente eliminate”.  

Intervista a cura di Maria Rosaria Santoni

2 Risposte to “LE INTERVISTE DI PENNE DIGITALI: Pierluigi Magnaschi”

  1. gianmarco lorenzi scarpe Says:

    I do love the way you have presented this particular difficulty and it really does present me a lot of fodder for thought. Nevertheless, coming from what I have experienced, I simply just trust when the actual reviews pile on that people today keep on point and not get started on a tirade associated with some other news du jour. All the same, thank you for this excellent piece and even though I can not necessarily go along with this in totality, I respect the standpoint.

  2. gianmarco lorenzi scarpe Says:

    Together with every little thing that seems to be building within this subject matter, a significant percentage of points of view are actually relatively radical. Having said that, I beg your pardon, because I do not give credence to your entire idea, all be it exciting none the less. It appears to me that your remarks are not entirely rationalized and in actuality you are generally your self not entirely certain of your assertion. In any case I did appreciate reading through it.

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