Giornalismo 2.0: il futuro è adesso

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C’è un colosso circondato. Accerchiato da milioni di individui che stanno dietro a centinaia di progetti e servizi. Il gigante – un po’ invecchiato ma ancora saldo sulle sue gambe – è il giornalismo tradizionale, forte delle sue tradizioni, di ingenti investimenti e di business model consolidati. I nuovi lilliputziani digitali appartengono invece a quella galassia che generalmente va sotto il nome di Web 2.0: pochi soldi, molta energia, voglia di creare nuovi linguaggi e riscrivere le regole della comunicazione. Anche, sorpresa!, in Italia. Per avere un’altra testimonianza del carattere (anche) tricolore della nuova Internet bastava partecipare al convegno “Il Web 2.0 e lo scenario italiano: a che punto siamo? Giornalismo diffuso, condivisione di saperi, progetti partecipativi: scenari e prospettive”, organizzato da giornalismi possibili in collaborazione con la Fnsi. Dove si sono alternati sul palco alcuni dei più vitali e interessanti progetti di web sociale nostrano: come il sito di recensioni scrive.it; 2Spaghi.it, ovvero la via 2.0 alla gastronomia; Comincial’Italia, iniziativa di citizen journalism in cui i cittadini oltre a produrre i contenuti possono diventare editori di se stessi; Fai Notizia, il giornalismo partecipato secondo Radio Radicale.

La fotografia restituita dal convegno mostra così due creature che si annusano, si studiano ancora un po’ diffidenti l’una dell’altra, sapendo che prima o poi dovranno incontrarsi. Se non altro perché l’entusiasmo e l’energia degli gnomi 2.0 sembra difficilmente arrestabile.

Mentre si attende di capire chi farà la prima mossa, è bene dunque continuare a conoscersi e far circolare le informazioni per metterle, ha spiegato Pino Rea della Fnsi “a disposizione di coloro che lavorano nel mondo del giornalismo organizzato”. Un’opera di evangelizzazioe e di invito al dialogo che può servire, magari, per superare alcuni timori, legati soprattutto al rapporto tra Web 2.0 e denaro, una relazione temuta da alcuni e invocata da altri.

Tra i diffidenti Elisio Trevisan di Lsdi che ha paventato il rischio “di una grande alleanza tra gli editori e i guru del citizen journalism per fare a meno dei giornalisti stessi”. Tra gli insoddisfatti Alessio Iacona, editor di blogs4biz, che ha auspicato un maggiore interesse per il mondo del web 2.0 da parte di capitali freschi: “l’informazione web 2.0 non è il futuro, la si fa già – ha spiegato – ma nessuno ad alto livello se ne è accorto”. Più ottimista invece Michi Fossati – insieme ad Andrea Baresi mente di Moltomondiale.it, progetto vetrina di un’ambiziosa tecnologia di ricerca e aggregazione semantica – che invita ad essere meno duri sull’arretratezza del capitalismo italiano: “io sono convinto che se un progetto è forte, se ha alle spalle riflessioni che permettano di rispondere a tutte le domande del potenziale investitore, i soldi, anche italiani, si possono trovare. Ma il progetto, appunto, deve essere forte”.

Nel complesso, il convegno romano, ha fatto emergere più ponti che barriere. Un invito a superare gli ostacoli tra giornalismo tradizionale e la sua controparte 2.0 è arrivato, per esempio, da Alberto D’Ottavi di Infoservi.it che ha parlato di una “contrapposizione ingiustificata tra bog e giornalismo” per proporre ai media mainstream alcuni concetti da cui partire per la compresione del fenomeno: the user is the content (“che esprime – ha detto D’Ottavi – il desiderio di coinvolgimento degli utenti”) e small is the new big (ovvero, la constatazione che “le nicchie sono sempre più importanti”).

Sulla stessa linea Antonio Sofi, che ha insistito sui concetti di permanenza e apertura come base di una futura contaminazione tra i due universi. Da una parte la tendenza dei contenuti digitali a non diventare la sera la carta per fasciare le uova come accade tradizionalmente ai quotidiani tradizionali, dall’altra la necessità di aprire questi contenuti dalla lunga vita, magari “liberando” gli archivi delle grandi testate. Un ragionamento, quello, di Sofi, chiuso con un accento sulla necessità di una collaborazione virtuosa tra i due mondi che “richiede un sacrificio da parte di tutti: i blogger devono capire che ci sono principi giornalistici fondamentali per un’informazione corretta. I giornalisti professionisti dovrebbero imparare qualcosa dal modo in cui i blogger usano la rete”. A cominciare, “dal rigore con cui la blogosfera cita le fonti e attribuisce la paternità delle informazioni”. (Vision Blog)

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