Contratto dei giornalisti: diritti, non privilegi

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La stagione dell’orgoglio giornalistico. È così che Paolo Serventi Longhi, segretario della Fnsi, definisce la protesta in atto nel settore della stampa italiana. Manifestazioni che stanno riscuotendo una risonanza internazionale, diventando punto di riferimento per i sindacati giornalistici di mezzo mondo. La Fnsi, assicura Longhi, non ha alcuna intenzione di mollare e tradire i mandati dei gruppi di categoria e la solidarietà di una fetta importante d’istituzioni e cittadini.La lotta si protrarrà fino a Natale (con giornate di scioperi “senza preavviso” nella carta stampata e sul web), per poi riprendere dopo le festività, fino a quando il contratto nazionale non si farà. In ballo c’è la sopravvivenza stessa della professione giornalistica, la sua dignità, visto che obiettivo degli editori, secondo la Fnsi, “è distruggere il lavoro praticando la non applicazione delle leggi e ilmancato rinnovo dei contratti”.

In polemica con Francesco Giavazzi, economista e firma del Corriere (secondo cui l’obiettivo dei giornalisti sarebbe ottenere una parte dei soldi statali incassati dagli editori attraverso i finanziamenti al settore), Longhi chiarisce: “Siamo anche favorevoli all’abolizione dei finanziamenti all’editoria. La nostra, infatti, non è una battaglia per quattro soldi, ma di civiltà. Lottiamo per l’autonomia e la libertà d’informazione, per il rispetto delle regole e per far sì che circa 30 mila persone possano continuare a vivere di questo mestiere, attraverso una retribuzione adeguata, l’assicurazione sanitaria e la garanzia di una pensione”. L’editorialista del Corriere è bersaglio polemico anche di Franco Siddi, presidente della Fnsi: “Giavazzi appartiene ormai al mercato delle voci omologhe agli editori che li pagano e per i quali la categoria giornalistica è solo una corporazione da abbattere”. Per questi, prosegue Siddi “l’informazione è una merce che serve a orientare le scelte di potere”. Di fronte a tutto ciò, lo sciopero diventa un passaggio obbligato. Il collega Roberto Villetti, oggi deputato della Rosa nel Pugno, mette però in guardia: “Bisogna stare attenti a quest’offensiva culturale, che vede nei giornalisti una corporazione chiusa, perché anche se stavolta si riuscisse a chiudere il contratto, il prossimo sarà molto più duro da concludere”.

 

Redazione

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