La Fnsi denuncia in un “libro bianco” la precarietà dell’informazione

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librobianconeroIl “Libro bianco sul lavoro nero” è “la storia di violazioni e soprusi nel mondo dell’informazione – ha detto Franco Siddi, presidente FNSI – un lavoro fatto raccogliendo materiali, testimonianze e documentazione, alla luce anche delle esperienze che viviamo in questa difficile situazione contrattuale”. Il volume a cura di Renzo Santelli, alla seconda edizione con prefazione di Paolo Serventi Longhi ed edito dal Centro di Documentazione Giornalistica, è stato presentato l’11 dicembre a Roma nella sede della Federazione Nazionale della Stampa. L’appuntamento è stato occasione per un ampio dibattito sul precariato nella professione giornalistica, basandosi anche sui dati estratti da un’indagine scientifica a cura dell’Università degli Studi di Urbino. Sul tema si sono confrontati esponenti del mondo dell’informazione, della politica e dei sindacati.

Tredici giorni di sciopero da parte dei giornalisti, infatti, non sono stati ancora sufficienti per ottenere il tavolo per il rinnovo del contratto. I giornalisti iscritti alla gestione separata dell’Inpgi, inoltre, sono ormai più di 23.000, quasi il doppio dei colleghi con un contratto di lavoro dipendente, come denuncia Paolo Serventi Longhi, segretario FNSI. Non è previsto neanche un compenso minimo per questi giornalisti, che nella maggior parte dei casi vengono pagati tra i 7 e i 10 Euro per un servizio. “Abbiamo chiesto agli editori di definire per contratto alcune regole elementari per l’utilizzo dei freelance, del lavoro autonomo, dei precari e dei contratti a termine – sostiene ancora Longhi – La risposta è stata quella di respingere la possibilità stessa di trattare queste materie. Gli editori ci dicono: “Voi sindacato, non vi immischiate: lo sfruttamento, il lavoro nero, il lavoro autonomo di migliaia di giornalisti senza contratto è un problema nostro”. Noi riscontriamo che, mentre ci rispondono così, denunciano situazioni di bilancio positive, soprattutto per quel che riguarda i grandi gruppi. Sul ricavato della pubblicità, ad esempio, gli ultimi dati parlano di un aumento del 3% per i quotidiani, di quasi l’11% per la freepress, del 5% per i periodici. La situazione è non negativa per le imprese editoriali, drammatica per l’utilizzo del mercato del lavoro”. La precarietà, però, non affligge solo la professione giornalistica, ma è una condizione generale di rilevanza sociale, come ha fatto notare il Presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti. “Alla diffusione generalizzante della precarietà bisognerebbe opporre una diversa coppia: lavoro stabile e riconosciuto e lavoro autonomo. La possibilità di mettere fuori gioco la precarietà non è determinata, specie nell’editoria, dalla possibilità di rendere generale e senza eccezione il lavoro stabile. Quello che può rimanere fuori deve essere libera intrapresa e riconosciuta come tale, non un lavoro subalterno mistificato. Il punto è guadagnare in partenza una pari dignità”. (Informa)

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