Telefonia: si va verso l’abolizione dei costi di ricarica?

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simcardPer scuotere dal torpore l’Agcom e l’Antitrust non è bastata una petizione contro i costi delle ricariche telefoniche che ha messo in fila 800 mila firme. Per un intervento concreto ci sono voluti invece due solleciti della Commissione Europea e un’attesa lunga, almeno finora, più di sette mesi. Tutto è nato su proposta di un giovane studente di Scienze Politiche ischitano, Andrea D’Ambra, stanco di dover pagare 5 euro di commissioni ogni volta che il suo cellulare esauriva il credito. Così, senza badare troppo a fronzoli grafici, lo scorso mese di aprile ha aperto un sito Internet essenziale fino all’osso (www.aboliamoli.eu) per convogliare le proteste degli utenti dei quattro gestori nazionali. “Quello dei costi della ricarica – ci spiega lo stesso D’Ambra – è un’anomalia tutta italiana. Negli altri paesi europei, negli Stati Uniti e in Canada non esiste nulla di simile, anzi si possono fare esempi di segno del tutto opposto. Mi riferisco a compagnie come la francese Orange, che regala 50 euro ogni 100 di traffico acquistati”.

Ignorata da Adusbef, Codacons e da altre 18 associazioni di consumatori, la protesta è andata avanti con l’ausilio del passaparola sui forum, nelle newsletter e nei blog, con in testa quello di Beppe Grillo. “Le firme – continua l’ideatore della petizione – in poco tempo sono diventate 50 mila, la stessa cifra che è necessaria per una proposta di legge di iniziativa popolare. A quel punto ho contattato l’Agcom e l’Antitrust, senza però ottenere nessun segnale. Allora ho scritto alla Direzione generale concorrenza della Commissione Europea”. La risposta questa volta non si è fatta attendere: il 3 maggio il commissario Neelie Kroes ha obbligato le due autorità italiane ad aprire un’indagine congiunta, visto che la situazione descritta da D’Ambra disegnava i contorni di un vero e proprio cartello di cui Bruxelles era totalmente all’oscuro.

L’indagine, che doveva durare due mesi, è stata chiusa solo il 15 novembre scorso con un dossier di 90 pagine in cui si legge testualmente che “la componente di prezzo costituita dall’onere di ricarica, che rappresenta quasi un quinto del prezzo finale, è sottratta alle dinamiche concorrenziali, quasi fosse un elemento esogeno”. E c’è molto altro: essa grava in maniera ancora superiore sulla maggior parte dell’utenza, perché il 70 per cento dei clienti acquista tagli sotto i 20 euro, sui quali in proporzione l’incidenza del costo è più alto. “In totale nel 2005 i quattro operatori hanno guadagnato con questo sistema 1,7 miliardi di euro – precisa D’Ambra – che sono letteralmente piovuti dal cielo. Qui non siamo davanti a un’imposta, come era nel caso degli abbonamenti che prevedono una tassa di concessione governativa, ma di un vero e proprio regalo. È ovvio che gli interessi in gioco siano enormi”. Con il dossier si è fermata anche l’attività di Agcom e Antitrust, le quali non si sono preoccupate di intervenire concretamente per correggere l’anomalia. Di nuovo si è dovuta muovere la Commissione Europea che, mettendo da parte gli eufemismi, ha rinfrescato la memoria alle due autorità, chiedendo loro espressamente di agire in virtù del “compito di monitorare il mercato e di intervenire a livello regolamentare”. L’Agcom ha così avviato ieri una consultazione pubblica della durata di trenta giorni, alla quale saranno invitati rappresentanti degli operatori di telefonia mobile e delle associazioni dei consumatori. Salvo ulteriori ritardi e incidenti di percorso potrebbe arrivare un pronunciamento dall’enorme ricaduta economica e sociale, capace di avvicinare l’Italia a un’Europa che, almeno in questo settore, appare fin troppo lontana. 

Marco Morello

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