La chiocciola ne ha fatta di strada

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 Non era semplice dare un nome univoco a quel simbolo, quella specie di “a” minuscola con la zampa così lunga che le si avvolge intorno. Infatti non ci si è riusciti: in Germania lo chiamano “scimmia”, in Turchia “rosa”, in Russia “cagnolino”, in Grecia “paperella”, in Cina “topolino”, in Norvegia “coda di maiale” e lì vicino, in Finlandia, possono scegliere tra “coda di gatto”, “coda di scimmia” e “segno del miao”, mentre in Israele la buttano sul dolce, denominandolo “strudel”. Nella maggioranza delle lingue, però, il segno @ viene identificato come “chiocciola” ed è entrato nel patrimonio alfabetico del miliardo di utenti di Internet come una delle parole più importanti della comunicazione di oggi.

 La chiocciola, o meglio il suo utilizzo per la posta elettronica, si avvia a compiere trentacinque anni. Era la fine del 1971 quando l’ingegnere americano Ray Tomlinson riuscì a spedire un messaggio da un computer all’altro, ricorrendo al magico mollusco come elemento di separazione tra il nome dell’utente e il computer destinatario. Fu l’inizio di un fenomeno – la possibilità di inviare in tempo reale da un capo all’altro del pianeta testi, immagini e contenuti multimediali – che ha elevato l’at (questa la pronuncia corretta del simbolo) a icona del mondo contemporaneo, in virtù dei valori di modernità, innovazione, connessione e rapidità che quel breve tratto di penna esprime. Scelta casuale, quella di Tomlinson: “Mi serviva un segno per separare i due elementi dell’indirizzo – racconta in un’intervista a Il Sole 24 Ore – e cercavo sulla tastiera un carattere che non apparisse in nessuna parola, per non creare confusione. Non avrei mai pensato che quella chiocciola potesse diventare qualcosa di più di un modo pratico per comunicare con gli altri ricercatori”.

L’ingegnere lavorava alla Bbn di Boston, una delle società scelte dal governo degli Stati Uniti per partecipare allo sviluppo di Arpanet, la rete informatica a scopo difensivo realizzata in piena Guerra Fredda. Tempi pionieristici: non esistevano ancora i personal computer e i centri collegati tra loro erano al massimo una ventina. Era possibile, però, scambiarsi documenti grazie a un apposito programma, ideato dallo stesso Tomlinson, che mise a punto la nuova struttura d’indirizzo comprensiva della chiocciola. Se trovò il simbolo sulla tastiera, significa che qualcun altro ce lo doveva aver messo. La chiocciola ha una storia antica, soprattutto in ambito commerciale: compare in alcune lettere di mercanti veneziani nel Cinquecento, come abbreviazione di “anfora”, unità di peso e capacità di remote origini. Come tale era presente in tutto il bacino del Mediterraneo e nel mondo arabo. Nell’area anglosassone di Sette-Ottocento passò a significare at a price of (“al prezzo di”) e così rimase fino all’intuizione di Tomlinson. Da quel giorno la chiocciola ha tradito la sua proverbiale lentezza ed è arrivata in tutto il mondo: ogni volta che scriviamo una modernissima e-mail, diffondiamo con essa un simbolo vecchio di secoli. (Francesco Mecucci)

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