Intervista a Italo Cucci. Uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani si racconta sulle pagine di Penne Digitali

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Cucci1“Non sempre ho scritto tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non volevo”. È questo il grande vanto, il manifesto della professionalità di Italo Cucci, uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani. Ha diretto “Il Corriere dello Sport – Stadio”, il “Quotidiano Nazionale”, e soprattutto il “Guerin Sportivo”. Penne Digitali lo ha intervistato: ne è venuto fuori un racconto appassionante di una vita percorsa dal desiderio di raccontare, senza compromessi. Dagli inizi della carriera fino alla consacrazione, passando per i suoi miti, con in testa Gianni Brera. E con il calcio nel cuore.

Quando ha deciso di diventare un giornalista?

“Direi che è stata quasi una necessità vitale, accompagnata da un credito personale: in terza liceo classico l’insegnante di lettere mi ha detto che, se non fossi più andato alle lezioni, sarebbe stato meglio. Che era inutile che continuassi a studiare perché, diventando giornalista, lo avrei fatto per tutta la vita. E la presi in parola. Ho finito l’anno e non sono più tornato”.

Cucci2_2Probabilmente uno dei motori del giornalismo è la passione. Come la si alimenta affinché perduri nel tempo?

“Della passione mi fido relativamente, deve avere un nutrimento indispensabile che è la curiosità. Finché ti accorgi che vuoi sapere perché, com’è nato, da dove viene un fatto, allora la passione si sviluppa e non viene mai meno. Quando non c’è più la curiosità, finisci per fare un lavoro come un altro, che ti serve per tirare a campare”.

Com’è cambiato il mestiere del giornalista in questi anni?

“È cambiato moltissimo: non ce ne accorgiamo, ma ci hanno svuotati di significato. Dobbiamo quindi avere nuove qualità che vengono dalla competenza. Il quotidiano sta diventando sempre più aggressivo, scandalistico. Il giornale è come una donna che nasce bella anche con un abito lungo ed un cappotto, e che poi per mantenere visibilità è costretta a mettersi in mutande. La televisione ha massacrato la carta stampata. Il cronista racconta una storia che dura novanta minuti, gli highlights riducono tutto a quaranta secondi di spettacolo”.

La sua autobiografia si intitola “Un nemico al giorno”. Perché?

“Secondo me il condimento di questo mestiere straordinario, è necessariamente quello di non essere amico di nessuno. L’informatore può essere un prezzolato, qualcuno che ricambi con un favore anche mafiosamente, ma non un amico. Chi si rapporta con te deve essere visto come un avversario, nel senso nobile del termine. Non devi mai scendere a compromessi, se ti accorgi di cose sgradevoli le devi scrivere, sempre. Tale atteggiamento sicuramente non attira simpatie, anzi”.

Uno dei suoi maestri è stato Gianni Brera. Quando morì lei ha scritto sul Corriere dello Sport: “senza di lui siamo tutti uguali”. Qual è stato il più grande insegnamento che le ha lasciato?

“Brera non si riteneva né direttore né maestro, voleva essere chiamato soltanto Gianni o Giovanni. Non aveva niente da insegnare, bastava stargli vicino e imparavi per forza. Però fino a un certo punto, oltre il quale diventava un cattivo modello: lui era unico, era impossibile imitarlo. Era un talento, mettiamolo nell’ordine di un grande artista, le cui opere non sono riproducibili. Ha lasciato un linguaggio, che tutti abbiamo seguito. Ha arricchito il dizionario della lingua italiana di contenuti di valore che sono poi passati dallo sport alla politica e alla cultura. Eravamo tutti pieni di D’Annunzio, ma Brera era l’autore delle cose di tutti i giorni”.

Lei ha diretto per tre volte il “Guerin Sportivo”. Quale può essere la ricetta per il successo di un giornale anche piccolo?

“Quella del Guerino è una storia a parte. La mia prima direzione, negli anni dal 1975 al 1986, è stata un miracolo, forse irripetibile. Per creare un prodotto di quel tipo ci si può solo augurare di dipendere da un editore intelligente. Tutto ciò che può venire in mente a un giornalista bravo, non può avere alcun senso se non trova un pagatore del mese che lo trasforma da progetto in realtà. Io avevo un editore quasi analfabeta, che non sapeva nemmeno parlare bene in italiano, ma aveva il genio dei grandi, che qualsiasi cosa toccano trasformano in oro. E mi lasciava carta bianca per questo giornale folle, che non aveva più un’identità solo sportiva, c’era dentro di tutto. E facemmo un boom da duecentomila copie”.

Chi vede come suo successore ideale alla guida del “Guerin Sportivo”? Zazzaroni, Aloi, o qualcun altro?

“Zazzaroni non ha avuto molta fortuna, c’è rimasto Aloi che avevo preso io nella mia terza direzione e che veniva da “Cuore”: ha dimostrato di saper tenere in vita il giornale. Devo dire però, molto molto presuntuosamente, che l’unico direttore del Guerino posso essere io: tutto qui”.

Perché i giornali oggi non ce la fanno più solo con le vendite, e devono ilCucci3_2   loro sostentamento in buona parte alla pubblicità?

“La pubblicità permette di fare un giornale più lussuoso: alla fine i quotidiani si sono prestati troppo a questa logica, diventando semplici contenitori di annunci vari, e non badando ai contenuti. Gli editori si sono accorti che raccogliere pubblicità, frutta più soldi di un prodotto intelligente”.

Per la prima volta quest’anno il Governo ha reso pubblici i contributi all’editoria. Il quadro è desolante: abbondano le cooperative puramente nominali ed i giornali di partito, che nessuno conosce e che prendono tanti soldi. Non sarebbe meglio destinarli a giovani editori o, in senso lato. a chi vuole sperimentare nuove strade?

“Un quadro del genere è ormai nell’ordine naturale delle cose: non deve stupire che in un governo di destra si finanzino le attività editoriali di sinistra e viceversa. Gli interessi in gioco sono fortissimi e consolidati. Dappertutto manca il buon gusto, il mondo è pieno di ignoranti che vanno avanti non si sa come. L’importante è non farci caso, e proseguire nel proprio lavoro con onestà”.

Dal 1975, quindi in tempi non sospetti, lei si definisce un “direttore operaio”. Cosa voleva dire con questa affermazione?

“La intendevo in un senso anche molto banale, ho sempre immaginato che diventando direttore mi sarei potuto mettere in poltrona ed impartire ordini a destra e sinistra. Nella realtà mi sono trovato a coprire turni di sedici ore, impaginando, scrivendo, titolando, passando notizie, stampando, facendo fotocopie. Se il giornale non usciva fuori dalle mie mani non ero tranquillo. Quando uno è innamorato vuole seguire ogni fase. A me non interessa soltanto sapere quante copie sono state vendute, o rispettare in maniera fiscale la data di chiusura, a me il giornale piace farlo”.

Un’ultima domanda, strettamente personale. La sua vita personale è costellata di grandi soddisfazioni legate alla sua professione. Ha ancora un sogno nel cassetto?

“Non c’entra assolutamente niente con lo sport. Una volta, c’erano una bellissima ragazza e due contendenti: uno ero io, brillante, già affermato; l’altro un ex-allievo, molto indietro rispetto a me. Si è messo a suonare il pianoforte, e me l’ha portata via. Darei tutta la mia vita, tutto quello che ho visto e guadagnato, per poter suonare anch’io in quel modo”.

Il suo sogno professionale, invece, Italo Cucci lo ha realizzato con la direzione del “Guerin Sportivo”. Nel suo libro “Tribuna Stampa”, gli dedica le parole più intense: “centinaia di numeri, sudati e ponderati, colmi di battaglie amare e felici, polemiche ed entusiaste, di un giornale assolutamente straordinario che ha insegnato a una generazione che semmai un giorno lo sport finisse di esistere, non finirebbe mica il cielo, ma sicuramente ci si annoierebbe molto di più”.

Intervista di Marco Morello

Servizio fotografico di Daniele Leoni

9 Risposte to “Intervista a Italo Cucci. Uno dei più grandi giornalisti sportivi italiani si racconta sulle pagine di Penne Digitali”

  1. Reporters Says:

    Una delle cose più difficili

    Dall’intervista a Italo Cucci pubblicata su Penne Digitali: “Il mondo è pieno di ignoranti che vanno avanti non si sa come. L’importante è non farci caso, e proseguire nel proprio lavoro con onestà”. Non è sempre facile ma è vero.

  2. Elena Says:

    Ragazzi, posso solo dirvi complimenti. Contenuti originali e interessanti popolano sempre questo blog e questa intervista regala infiniti spunti di riflessione. Non vi visito sempre, ma leggo tutto.

  3. Chiara Says:

    Grazie mille, Elena. Spero che continuerai a seguirci con tanta passione.

  4. dario denni Says:

    Io ho trovato interessante questo passaggio:

    Il quotidiano sta diventando sempre più aggressivo, scandalistico. Il giornale è come una donna che nasce bella anche con un abito lungo ed un cappotto, e che poi per mantenere visibilità è costretta a mettersi in mutande.

    Condivido.
    Dario

  5. Elena di TvBoomerang Says:

    Bellissima intervista, complimenti, tra l’altro i libri di Cucci mi sono stati utilissimi per una graffiante tesina sul settimanale Controcampo🙂

  6. GiuseppeL Says:

    Complimenti per la bellissima intervista.
    Vorrei segnalare il fantastico “Tribuna Stampa” di Italo Cucci.
    Una lettura piacevole e interessante che getta una nuova luce sulla storia del giornalismo sportivo nel nostro paese.

  7. Angelo Says:

    ottima intervista ! Italo Cucci: un mito !

  8. Riccardo De Blasi Says:

    il Guerin Sportivo di Cucci rimane un prodotto ineguagliato.

  9. . Says:

    perchè non vi chiamate piumedigitali? penne digitali si presta troppo a ambiguità fonetiche!

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