Quando il padrone spia la rete: i datori di lavoro possono controllare le attività on-line dei dipendenti

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020001007728Il datore di lavoro si può nascondere dietro lo schermo del pc aziendale. E da lì può visionare ogni mail inviata, ogni file audio ascoltato e ogni sito visitato dal proprio dipendente. Il tutto nel pieno rispetto della legalità. Le risorse di comunicazione aziendali sono infatti concesse in mero uso agli impiegati dal principale, che quindi ha il diritto di controllare l’uso che ne viene fatto.

Nell’era di Internet, la lotta all’assenteismo continua in rete. Poco importano le pause caffé prolungate o le ripetute visite alla toilette. La nuova frontiera del controllo sui dipendenti parte proprio dalla postazione di lavoro. Se, navigando in rete per scopi professionali, un impiegato naufraga accidentalmente in siti poco utili a svolgere i propri compiti, il padrone lo verrà a sapere.

I controlli attuabili dal datore di lavoro sulle attività in rete dei propri dipendenti sono regolati dalla legge 300/70, Statuto dei lavoratori, dal decreto legislativo 196/03 (Codice in materia di dati personali) e dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 4746/2002. L’articolo 4 del testo 300/70 prevede che “gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali”. Il punto è capire quali siano le “esigenze organizzative e produttive”.

Nel caso in cui l’obiettivo dei controlli sia solo la gestione della sicurezza, il consenso al trattamento dei dati personali non è richiesto. A confermare la correttezza di questo approccio, la sentenza della Corte di Cassazione n. 4746/2002, che pone al di fuori dell’ambito di applicazione della legge 300/70 i controlli difensivi diretti ad accertare condotte illecite del lavoratore. Anche il Garante dei dati personali, nel 2006, si è allineato a questa impostazione.

In sostanza, la liceità dei controlli sui dipendenti è una questione di obiettivi. Se lo scopo è scovare un impiegato che opera contro gli interessi dell’azienda – e quindi garantire la sicurezza – il datore di lavoro può indagare senza rispettare le prescrizioni dello Statuto dei lavoratori e, almeno parzialmente, il Codice dei dati personali. Agli impiegati resta il diritto di essere preventivamente informati della possibilità che qualcuno li osservi. (Gianluca Martelliano)

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