La Rete fa bene alla democrazia?

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Ccclogo3La tecnologia apre le porte, il capitale le chiude. Parte da Lewis la riflessione del convegno “L’innovazione necessaria: creatività, cooperazione, condivisione”, tenutosi a Roma nel Centro Congressi d’Ateneo dell’Università La Sapienza. Voci autorevoli, esponenti del mondo della cultura, delle associazioni, dell’informazione e delle Università, accomunate dalla necessità di ridefinire il ruolo della tecnologia, rileggere le libertà, trasformare le risorse che la Rete offre in un “software sociale”, come suggerisce Stefano Rodotà.

Non demonizzare la rete. Questo il leit-motiv del dibattito. Sulla spinta propulsiva dei summit di Ginevra e di Tunisi, è necessario leggere, tra le sue infinite maglie, l’opportunità di promuovere un’azione comune condotta consapevolmente attraverso dinamiche partecipative, senza sbattere contro il muro del progresso. La tecnologia è sempre più spesso piegata alle esigenze della sorveglianza e del controllo – si pensi alle carte d’identità dotate di chip o alla schedatura dei soggetti che si associano per le finalità più varie – e perde di vista la possibilità di essere motore di sviluppo e canale di accesso privilegiato alla conoscenza.

Innovazione necessaria. Innovazione non è una parola neutra. È creatività responsabile, efficienza nella gestione della cosa pubblica, cooperazione all’interno dei processi produttivi. Un esempio su tutti, il software libero, espressione di una società libera. Innovazione come processo di cambiamento. L’innovazione, nella politica così come nel lavoro, non deve essere concepita in una logica autoreferenziale, ma come servizio che presuppone un ruolo attivo dei cittadini nell’uso della rete e nell’accesso ai contenuti. L’introduzione delle ICT nella cultura manageriale consente di ridurre i costi d’impresa, ma se la si costruisce sulla flessibilità degli individui – spiega Patrizio Di Nicola, docente di Sociologia del Lavoro – essa non è altro che uno spreco di creatività.

La rete non è una forza maligna distruttrice di equilibri, ma ancora di salvezza. Anche per la musica. L’etichetta discografica Anomolo, ad esempio, si propone di restituire alla musica la sua forma più pura – si parla di “ecologia della coscienza” –  liberandola dalla logica meramente commerciale e da quel “baraccone dell’intrattenimento e dell’omologazione” cui è spesso ridotta.

Internet, attraverso strumenti quali mailing list, gruppi di competenza, tavoli tematici e materiale wiki, ridefinisce il ruolo della società contemporanea. Essa, infatti, propone un modello di sviluppo democratico in luogo della struttura gerarchica tuttora imperante nei vari settori. Società e internet sono sempre più un corpo unico, come spiega Lovink e come ricorda Carlo Formenti. I cambiamenti tecnologici devono essere accompagnati dalla consapevolezza che la conoscenza è una risorsa comune e questa risorsa può essere offerta dalla Rete. (Mediazone)

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