Lati oscuri del Web: la pedopornografia. Di nuovo d’attualità dopo il caso Onofri

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Dolll"Li stavo raccogliendo per poi fare una denuncia". Si è giustificato così Paolo Onofri, 46 anni, il padre del piccolo Tommaso, dopo il ritrovamento nei suoi tre Pc di centinaia di files contenenti filmini scaricati da Internet e raffiguranti minorenni coinvolti in atti sessuali. Durante i primi giorni di indagine sono stati scoperti 391 documenti informatici contenenti soprattutto brevi filmini, come dei trailers, alcuni apparentemente di fattura amatoriale, scaricati dalla rete. In attesa di buone notizie sul rapimento del bambino di appena 18 mesi, si riaccende drammaticamente il dibattito sulla pedo-pornografia, un fenomeno purtroppo molto diffuso sul web. A tal punto che con la legge n. 38 del 6 febbraio 2006 il Parlamento ha approvato nuove norme in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e di contrasto al fenomeno della diffusione della pornografia infantile anche a mezzo internet. In concomitanza con la nuova legge, il ministero dell’Interno ha inoltre costituito il Centro nazionale per il monitoraggio della pornografia minorile su Internet, con il compito di raccogliere segnalazioni, anche provenienti dall’estero, sull’andamento del fenomeno on line. Dal testo del disegno di legge presentato in Parlamento è stata introdotto la fattispecie di ”pornografia virtuale” che puniva la detenzione di materiale pornografico che ritraeva o rappresentava, oltre ad un minore reale, anche persone reali che sembrino essere minori, come soggetti efebici o comunque di aspetto adolescenziale o persone affette da nanismo, nonché realistiche immagini virtuali di minori. Evidentemente tutto questo (ci riferiamo soprattutto al Centro nazionale per il monitoraggio della pornografia minorile su Internet) il padre del piccolo Tommy non lo sapeva perché bastava un’e-mail o una telefonata agli organi competenti per denunciare il materiale ritrovato sul web e custodito molto gelosamente.

roberto.zarriello@pennedigitali.it

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