Rsf: 63 giornalisti uccisi nel 2005

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Rsf Nel mondo, durante l’anno appena trascorso sono stati uccisi 63 giornalisti: si tratta del numero più alto dal 1995, quando furono 64 i reporter che persero la vita nell’esercizio della loro professione. A questo triste bilancio nel 2005 vanno anche aggiunte cinque vittime tra i collaboratori dei mezzi di informazione. Nel 2004 erano stati 53 le vittime tra i cronisti e 15 tra i collaboratori dei media.

Secondo i dati forniti dal rapporto annuale sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere, a capeggiare questa triste classifica resta per il terzo anno concescutvo l’Iraq: nel paese arabo  hanno trovato la morte 24 cronisti e cinque collaboratori dei media. Al secondo posto ci sono le Filippine, dove hanno perso la vita sette professionisti della stampa. Seguono altri paesi caldi come Afghanistan, Bangladesh, Nepal, Pakistan e Sri Lanka. Nell’elenco figura anche la Russia, dove sono morti due giornalisti.

Non vanno inoltre dimenticati tutti i reporter che continuano a marcire in prigione: al primo gennaio 2006 sono 126 i giornalisti e 70 i cyber-dissidenti che affollano le carceri di mezzo mondo. A detenere il maggior numero di reporter in catene è la Cina (32), seguita da Cuba (24) e dall’Etiopia (17). L’intero rapporto di Rsf è consultabile e scaricabile in .pdf a questo indirizzo.

carlo.baldi@pennedigitali.it

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2 Risposte to “Rsf: 63 giornalisti uccisi nel 2005”

  1. daniele giovale Says:

    la situazione di molti giornalisti in giro per il mondo è molto difficile, se penso alla nostra situazione interna dove sempre di più l’informazione si piega al potere economico (ok non solo da noi), leggo sempre più dispiaciuto che ci sono signori giornalisti che perdono la vita perchè credono nel lavoro che svolgono.

  2. Carlo Baldi Says:

    Ecco perché il mestiere dell’inviato di guerra è tra i più difficili del giornalismo: per l’elevato tasso di pericolosità e perché necessita di una preparazione certosina, ne va dell’incolumità propria e dei collaboratori che si hanno sul posto. E tutto ciò non basta a garantire che il reporter torni sano e salvo a casa dopo aver assolto al suo incarico.

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