Giornalismo e marketing due mondi paralleli

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Quotidiani_03_1 “Può essere, forse, interessante esaminare i rapporti che esistono tra i messaggi pubblicitari che appaiono sulla stampa e la forma delle notizie e informazioni che sono contenute nei quotidiani. Il giornale moderno si vale di espedienti grafici per dare più o meno importanza e rilievo alle notizie, sia per mezzo di caratteri diversi per grandezza o tipo, che dalla posizione in cui appare sul giornale stesso (in una piuttosto che in un’altra pagina). […] Molti degli elementi che caratterizzano una "notizia" si possono ritrovare nel messaggio pubblicitario. […] Esiste, come si vede, un’analogia abbastanza precisa tra le caratteristiche che deve avere una «notizia» e gli elementi che deve racchiudere un messaggio pubblicitario. Diremmo anzi di più: il linguaggio giornalistico e il linguaggio pubblicitario si sono reciprocamente influenzati con la diffusione della pubblicità su giornali, settimanali e riviste. È indubbio che il linguaggio pubblicitario scarno, essenziale, breve, sintetico ha portato il suo contributo alla forma in cui sui quotidiani e sui settimanali appaiono le notizie e esoprattutto i titoli. La forma nervosa, martellante dei titoli di un giornale moderno ha preso non poco dall’uso degli slogans pubblicitari e dai testi che hanno sempre più la tendenza ad essere concentrati, essenziali, anche perché devono essere racchiusi in un minimo spazio. […] E viceversa: il sistema d’espressione del giornalista moderno ha influito non poco sul modo con cui sono concepiti e realizzati i messaggi pubblicitari.” (Tratto da “Linguaggio giornalistico e linguaggio pubblicitario” di Ignazio Weiss, 1957)

Una Risposta to “Giornalismo e marketing due mondi paralleli”

  1. Samuel Bunkr Says:

    noto una curiosa coincidenza, o quasi tale.

    comunque.

    E’ vero. Pubblicità e giornalismo possono avere numerose tangenze: entrambe sono due modalità comunicative. Tuttavia non sono sovrapponibili, almeno finchè comunicazione e informazione avranno due ambiti diversi con obbiettivi differenti.

    L’informazione (giornalisti+utenti), per me, non dovrebbe mai rinunciare all’onestà intellettuale: il voler raccontare/ascoltare la verità -almeno quella documentabile. Dovrebbe avere, quanto meno, questa utopia, questa spina dorsale.

    Che non è certo l’obbiettivo della pubblicità. Che di utopico non ha nemmeno l’accento.

    Samuel Bunkr.

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