Poca la fiducia nei giornalisti

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Journalist Gli italiani si fidano della classe medica, mentre la più compromessa, quanto a fiducia, risulta la categoria dei giornalisti. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’Osservatorio del mercato del lavoro della psicologia del Lazio, su un campione nazionale stratificato a livello familiare e individuale di 4.350 soggetti.

Reputazione ancora decisamente solida, dunque, per i medici. A ruota ingegneri, veterinari, magistrati, psicologi, architetti, avvocati, commercialisti, consulenti d’azienda e ultimi, appunto, i giornalisti.

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7 Risposte to “Poca la fiducia nei giornalisti”

  1. daniele giovale Says:

    purtroppo è un dato di fatto che la calsse dei giornalisti deve assolutamente cercare di cambiare; mi appassiona il giornalismo, però sto provando direttamente in questi giorni essendo su un campo caldo (giornalisticamente e scialmente parlando)come quello piemontese, come i coni d’ombra dell’informazione siano pesanti e spesso inspiegabili (se non con la solita retorica che però forse poi così sbagliata non è); credo che una buona fetta di giornalismo debba tornare a raccontare i fatti senza seguire correnti di ogni genere; giornalisti buoni c’è ne sono eccome, spero solo gli si dia lo spazio che meritano.
    daniele

  2. eugenio Says:

    Fare il giornalista e’ un mestiere di merda. Non meritiamo la fiducia del pubblico. Sono contento che la gente se ne renda conto.

  3. Marco Morello Says:

    Perchè dici questo Eugenio?

  4. eugenio Says:

    Principalmente perche’ oggi sono di cattivo umore. Ma mestruo a parte ne ho parlato qui (http://eugenio.wordpress.com/2005/12/21/50/)
    e in parte c’è del vero.
    Poi, alla fine, penso sempre che sia il mestiere piu’ bello del mondo:-)

  5. Carlo Baldi Says:

    Ciao Eugenio, complimenti per il tuo blog e grazie per entrambi i tuoi commenti che trasudano passione (ripeto, entrambi!) per questo mestiere. E sono anche d’accordo con te, a volte un po’ di sana autocritica (i giornalisti non ne fanno spesso) aiuta a rinnovare il senso di responsabilità nei confronti del lettore, nei cui riguardi, l’articolista dovrebbe sempre mantenersi leale, in cambio della fiducia che riceve.

  6. eugenio Says:

    Grazie per i complimenti, che ricambio: leggo sempre volentieri questo blog (che ho nei feed). Gia’ un po’ di autocritica fa bene:-)

  7. Thomas Says:

    Provo un profondo disgusto per questo mondo di figli di papà, costretti a lavorare per pochi spiccioli in redazioni affollate da professionisti stanchi. Se non avessi in sospeso l’esame orale da professionista, con il giornalismo avrei chiuso da un pezzo, perché questi sono tempi infidi, e il mondo non si cambia certo attraverso i giornali. E il brutto che alle orde di vocati al giornalismo che affollano le scuole italiane, in fondo, questo piace, perché permette loro, a trent’anni suonati, di non prendersi mai una fottuta responsabilità, né sul piano personale, né tantomeno su quello professionale. Comunque, ora smetto di annoiarvi, e vi lascio rituffare nella vostra passione. Che in un altro mondo (tutto fuorché la pessima Italia) e in un altro tempo (dove non c’erano leggi anti-giovani come quella Biagi sul lavoro) sarebbe stata anche la mia.
    Addio (definitivo, appunto, dopo l’orale: e non chiedetemi perché lo do, l’orale; si tratta dei 7.800 euro spesi per il master di Bologna; le cose iniziate vanno finite; non si sa mai).

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