Tra giornalismo e relazioni pubbliche

by

Proponiamo per intero un interessante articolo sull’argomento apparso sul sito www.monster.it a firma di Simona Focetola.

Sembra che la classe dirigente italiana non abbia un’opinione molto lusinghiera nei confronti degli operatori della comunicazione. Da una recente ricerca commissionata dall’agenzia Chiappe Revello (Gruppo MS&L) alla Swg di Trieste, condotta su imprenditori, liberi professionisti e dirigenti, in una scala da uno a dieci solo l’informazione su Internet risulta avere un livello di affidabilità sufficiente (6.2). La carta stampata non risulta credibile (5.5), ancora meno la televisione (3.9): il giudizio complessivo sull’attendibilità dell’informazione è un 4.9 che forse non sorprende ma di sicuro deve preoccupare.

Secondo il 76% degli intervistati, inoltre, l’influenza del mondo della comunicazione sulla qualità e sulla correttezza dell’informazione è negativo. Questo dovrebbe indurre ad apportare cambiamenti in senso etico, per uscire dallo stereotipo del giornalista “sensibile” alle pressioni – più o meno lecite – e del comunicatore che lo “seduce” o addirittura lo manipola. La categoria che risulta più “influenzabile” in senso negativo dai comunicatori, è quella dei giornalisti economici, opinione condivisa sia dagli addetti al settore sia dall’opinione pubblica.

In generale, dalla ricerca e dal successivo confronto fra operatori è emersa sostanzialmente la “rivendicazione” del rispetto dei ruoli tra giornalista e comunicatore. “Il primo”, sostiene Riccardo Masnata, responsabile Media relations dell’agenzia Chiappe Revello, “sceglie le notizie da mettere in onda, in pagina eccetera, mentre il secondo rappresenta gli interessi del suo committente ed è quindi, rispetto al giornalista, una delle possibili fonti. Naturalmente la fonte, la cui ‘parzialità’ è dichiarata e trasparente, deve essere affidabile e adottare criteri giornalistici, quali tempestività, selezione delle notizie eccetera, nel gestire gli interessi del committente.”

Secondo i risultati dell’indagine, il 51% di imprenditori, dirigenti e professionisti intervistati ritiene che giornalismo e relazioni pubbliche siano due mestieri diversi ma sempre più vicini e il 14% li considera addirittura intercambiabili. “Molto probabilmente”, spiega Masnata, “ciò si verifica perché ormai è sempre più frequente l’osmosi tra i settori del giornalismo e della comunicazione, delle relazioni pubbliche: sono sempre più i giornalisti che passano a gestire uffici relazioni esterne-stampa di aziende, che entrano o addirittura creano agenzie di comunicazione-RP. Lo scambio è continuo e questa è una tendenza che sembra aumentare”.

“Il mercato del lavoro dei giornalisti”, commenta infine Masnata, ”è stagnante da anni e continua a soffrire parecchio, come testimoniano purtroppo i numeri su disoccupazione, sottoccupazione, precariato eccetera. Il settore della comunicazione invece da questo punto di vista è più vivace: ormai si richiede sempre maggiore professionalità a 360 gradi e capacità di operare in più direzioni. Se un giovane facendo ‘solo’ il giornalista fatica a mettere insieme uno stipendio soddisfacente con le varie collaborazioni, è normale che cerchi anche di allargare il proprio raggio d’azione ad altre attività come l’ufficio stampa, l’organizzazione di eventi, il marketing e così via. Si creano in tal modo figure con capacità professionali più eclettiche, ma pur sempre nell’ambito della comunicazione. Sono i nuovi comunicatori.”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: