Il mezzobusto non buca il video Web

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Tv_online Il mezzobusto in televisione sul computer? Poco, per poco tempo. Anzi pochissimo: non più di 24 secondi. La raccomandazione viene da Jakob Nielsen, la persona più autorevole del pianeta in fatto di "web usability". Che questa volta ha addirittura studiato il comportamento dell’occhio umano. La "web usability" è una disciplina che si occupa delle regole e degli accorgimenti per la creazione di siti web "amichevoli" per chi il web lo usa. Anzi qualcosa di più.

Si occupa di creare "un’esperienza del mezzo" piacevole, paragona l’ambiente web alla città e allo spazio mentale che questa occupa nella nostra percezione. Su questo punto il mondo riconosce a Nielsen un’attendibilità indiscussa, tanto è vero che le liste d’attesa per i suoi seminari sono molto lunghe.

Nielsen da molti anni pubblica in rete (sito: http://www.useit.com, dove si trova anche il saggio di cui qui si riferisce) le sue raccomandazioni sugli argomenti più caldi. Logico quindi che si occupi di televisione su internet. Questa volta il suo documento ha utilizzato una tecnica chiamata "eyetracking" che consiste nel seguire, grazie ad un raggio di luce, i movimenti dell’occhio, annotando dove realmente guarda l’utente quando fissa lo schermo di un computer. Un indagine del genere è stata condotta anche sui giornali on line.

Sulla televisione trasmessa via computer, Nielsen è partito dalla constatazione che alcune modalità di comunicazione perdono l’attenzione dello spettatore più rapidamente di altre. Quella più esposta è proprio la "testa parlante", lo speaker che legge una notizia ma anche il politico che commenta un avvenimento – qui non contano né la persona né il tema, perché la distrazione di cui si parla è di tipo molto sottile, una piccola astuzia dell’utente ascoltatore.

Nielsen ha fatto partire spezzoni di telegiornali davanti ai soggetti del suo esperimento. La tv veniva guardata in una finestra di Quick Time. Sapete qual è l’area di maggiore attenzione dell’occhio umano durante una lunga (+ di 24 secondi) predica televisiva? Sugli strumenti di controllo del programma (play, stop, pausa…) e sui particolari che sono all’interno dell’immagine: un cartello stradale o un bidone della spazzatura. Se poi la cosa dura davvero molto, l’utente finisce per guardare le icone sulla scrivania del computer. Inutile dire che quel vagare dello sguardo non aiuta l’ascolto e la comprensione di quanto viene detto in tv.

E allora? I giornali che, come il New York Times, stanno mettendo su un servizio televisivo devono smantellare tutto? E cosa dovrebbero fare poi quelli che stanno creando una vera e propria televisione via internet? Le cose non sono così semplici e lo ha detto più volte lo stesso Nielsen. L’errore sta nella "riproposizione" – dice Nielsen – e lo hanno fatto in una prima fase anche i giornali sul web.

Nei primissimi anni della rete, chi si azzardava a leggere un giornale on line, non faceva altro che leggere una metafora minore e sbagliata del giornale che va in edicola. La versione elettronica di quello strumento antico e fascinoso non solo non aggiungeva alcun vantaggio alla lettura, ma non aveva neanche le comodità ben note – come la disponibilità prolungata nel tempo – del modello cui si ispirava. Era "riproposizione" pura e semplice di un mezzo in un altro. Una tradizione nei media: come la sinfonia in radio e l’opera lirica degli anni ’50, prive di una "produzione" e di una regia costruite sul mezzo nuovo.

Con la televisione su internet (ma per Nielsen sarebbe meglio dire su computer) l’errore può essere analogo. Bisogna scrivere in un linguaggio che va ancora costruito e che sarà quello proprio del video sulla macchina del pensiero. E non certo è il caso di rimanere ancorati a una nostalgia che attanaglia un po’ anche il cuore di Nielsen. Quella idea che il computer sia uno strumento in sé compiuto e non sopporti di meticciarsi con altri mezzi che sono meno interattivi, più passivi e più vecchi, come la tv. Che il computer sia lo strumento dell’azione intellettuale, è un fatto che renderà solo più interessante la televisione del futuro. Leggere Nielsen quando ci parla di hyperlink e dell’uso del computer come macchina che scrive la nuova televisione. Nelle guidelines….

PS: Un dubbio però assale. L’esperimento di Nielsen è stato fatto con le news. Ma legioni di ragazzi guardano videoclip e film direttamente su computer, a casa e nei mezzi di trasporto. Forse l’esperimento va ripetuto su altri "generi" del racconto mediatico? (di Vittorio Zambardino su Repubblica.it)

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