Una voce fuori dal coro sulla Legge 150

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Stefanomartello Il dibattito sulla legge 150 non accenna ad esaurirsi. E non potrebbe essere altrimenti visto che la legge che disciplina le «attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni», dalla sua entrata in vigore oltre cinque anni fa, è stata troppe volte disattesa, quando non deliberatamente ignorata. Giornalisti e operatori della comunicazione pubblica avevano salutato questo nuovo strumento legislativo (che afferma tra l’altro l’assoluta necessità di iscrizione all’Albo dei Giornalisti per gli addetti stampa) come la panacea in grado di garantire il riconoscimento di una categoria professionale emergente, definendone applicativamente requisiti, mansioni e competenze. A ben vedere però, tali definizioni risultano fin troppo vaghe, prestandosi a libere e strumentali interpretazioni. Il portavoce, l’addetto stampa, l’addetto alle relazioni con il pubblico e l’ideatore di campagne pubblicitarie sono figure fortemente dissimili che si trovano ad operare in un campo di intersezione. Nella realtà, soprattutto dei piccoli centri, persiste invece la sovrapposizione caotica o peggio la condensazione di  tutte queste mansioni in un’unica persona o in un unico ufficio tuttofare, costretti spesso a coprire ruoli diversi senza che vengano riconosciute la dignità e le specificità della professione.

Nel panorama dei contributi al dibattito sulla Legge 150/2000 rappresenta una voce fuori dal coro il saggio “Santi, Poeti e Comunicatori” scritto a quattro mani da Stefano Martello e Gennaro Pesante, pubblicato lo scorso anno da Nada Editore. Con uno stile efficace ed un linguaggio dichiaratamente accessibile e scevro di quelle criptiche espressioni gergali a cui ci ha purtroppo abituato il linguaggio giuridico e burocratico, gli Autori sviluppano un «colloquio informale» (inframezzato dagli spunti di riflessione di Isabella Piro) affrontando senza peli sulla lingua un tema così spinoso. Il pamphlet si dipana piacevolmente come una rilettura della legge che non lesina il ricorso ad aneddoti divertenti ed esempi calzanti attinti dalla personale esperienza dei due giornalisti. Lo scopo è quello di sensibilizzare il lettore su un caso frustrante quanto esemplare del sistema giuridico italiano: esiste un valido strumento legislativo, ma non viene adeguatamente applicato. Martello e Pesante si interrogano tra l’altro su cosa significhi veramente il ruolo di comunicatore della pubblica amministrazione e quanto sia importante che questo ruolo sia svolto da un giornalista di professione. In appendice non manca ovviamente il testo integrale della legge “incriminata”, consultabile anche online a questo indirizzo.

carlo.baldi@pennedigitali.it

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