Google digitalizza la biblioteca del congresso

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Google scannerizzerà la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America. A darne notizia, lo scorso martedì, sono stati Sergey Brin, co-fondatore del colosso mondiale della ricerca sul Web, e la stessa biblioteca.

Il progetto di digitalizzazione dei testi, anche noto come World Digital Library (WDL), ha alle spalle un ingente accordo di natura economica: per effettuare l’operazione l’azienda di Mountain View si è impeganata a versare 3 milioni di dollari nelle casse della famosa biblioteca. Non solo. In molti si aspettano che questa iniziativa stimolerà ben presto l’afflusso di altri fondi dalle fonti più disparate, sia pubbliche che private.


Tutto il materiale digitalizzato, comunque, non sarà utilizzato in esclusiva dall’azienda di Page e Brin ma verrà messo a disposizione di biblioteche e di motori di ricerca online di tutto il mondo, in pieno rispetto dei criteri filantropici sui cui si fonda il progetto.


I due promotori dell’accordo, Google e biblioteca del Congresso, non solo i soli ad essere coinvolti nel business della conversione digitale dei testi; com’è noto, tutta una serie di aziende si stanno muovendo nella stessa direzione. Tra queste è doveroso citare Microsoft, Yahoo e diverse importanti università sia americane che europee.


Non si creda però che il progetto sia limitato al solo mondo occidentale. Anzi la cosa ha un ampio respiro culturale, tant’è vero che lo stesso James Billington, membro della biblioteca del Congresso, ha dichiarato che forse il progetto ‘WDL’ per la prima volta metterà insieme rari ed unici prodotti culturari depositati in ‘magazzini’ americani e europei mettendoli a confronto con altri materiali originari provenienti dalla Cina, dall’India, dal resto dell’Asia, dal Medio Oriente e dall’Africa. Per Billington, inoltre: «Una World Digital Library renderà queste collezioni gratuite, prive cioè di qualsiasi costo per chiunque abbia un accesso a Internet e potrebbe avere l’effetto benefico di riunire la gente nel celebrare la profondità e l’unicità di differenti culture in una sola impresa».


I propositi di Google riguardo il progetto di digitalizzazione risultano decisamente chiari se si presta attenzione alle parole del suo fondatore Sergey Brin: «Google supporta la World Digital Library perché noi condividiamo la missione di rendere l’informazione universalmente utile ed accessibile. Creare una biblioteca digitale globale è un’opportunità storica perciò noi supportiamo quest’opera della Biblioteca del Congresso».

A pensare bene a volte si fa male ma spesso ci si indovina. Forse Google con questa iniziativa, stringendo cioè un accordo con un partner istituzionale dall’aura così forte, ma soprattutto autorevole, ha voluto un po’ gettare acqua sul fuoco. Tutte le polemiche sul progetto ‘Google Print’ e sull’ambizione di scannerizzare i volumi di diverse biblioteche universitarie, avevano messo in cattiva luce il marchio e l’azienda; tuttora si trova ancora a dover fronteggiare in tribunale quanti l’accusano di violare le leggi sul diritto di copia. Forse quest’accordo darà una boccata d’ossigeno al progetto ‘Google Print’; sta di fatto che intanto non è stato affatto una cattiva mossa dal punto di vista economico, visto che, in seguito all’annuncio, il titolo in borsa (a Wall Street) è salito di 2,29 dollari, portandosi a quota 410,65.


Per la cronaca si sappia che la Biblioteca del Congresso non è nuova ad esperienze del genere. Già nel 1994 istituì il ‘National Digital Library Program’, un’iniziativa che mirava ad offrire online i tesori della storia americana. Nel 2000 poi lanciò il suo sito ‘Global Gateway’ che comprendeva presentazioni bilingue da fonti russe, francesi, spagnole, brasiliane e olandesi, raccogliendo tutta una serie di paralleli storici tra gli Stati Uniti e le nazioni che partecipavano al progetto del sito. (Fonte: ITnews)

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