Parallelamente al web 2.0 – una nuova visione di Internet basata su un insieme di approcci per usare la rete in modo nuovo e innovativo – si profila anche un giornalismo 2.0? Ne è convinto Alberto Berlini, un giovane studente di Scienze della comunicazione all’Università di Urbino, che nei giorni scorsi si è laureato (con 110 e lode) col professor Giovanni Boccia Artieri, presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e studioso dei “media-mondo”, a cui ha dedicato un libro e un blog, con una tesi in cui, fra l’altro delinea l’orizzonte di questo nuovo giornalismo, frutto “di una società digitale caratterizzata da dinamiche di comunicazione, e quindi di potere, dal basso”, che si costruisce come “forza concreta di una comunità che partecipa attivamente al processo informativo e politico”, attraverso “una informazione libera e slegata dai legami di potere”.
La tesi (il cui testo integrale è pubblicato su http://digilander.libero.it/l.albatros/ e di cui abbiamo già parlato su lsdi – http://www.lsdi.it/versp.php?ID_art=372 -) si intitola “Reporter diffuso. Come è cambiato il mondo del giornalismo negli anni delle evoluzioni tecnologiche-digitali” e analizza le “radicali trasformazioni del rapporto di produzione-fruizione delle informazioni prodotte dallo sviluppo dei nuovi media”. Secondo Alberto Berlini, le basi teoriche del “giornalismo 2.0″ risalgono al 1996, quando Pierre Lévy, commentando gli sviluppi della realtà mediatica emergente, vedeva nelle tecnologie di comunicazione le basi pratiche per un progetto di civilizzazione erede naturale dell’Illuminismo settecentesco: l’intelligenza collettiva. Secondo il sociologo francese- spiega Berlini -, le nuove tecniche permettono di valorizzare al massimo lo scambio comunicativo tra le persone che vogliono condividere le proprie qualità a beneficio della comunità. (continua a leggere)
Giugno 13, 2007 alle 1:55 pm
Grazie per la recensione! Fa sicuramente piacere vedere apprezzato il proprio lavoro.
Berlini Alberto