Vittoriosa la rivolta anti-DRM sul Web (grazie a digg)

Sintomatico in queste ore il successo della “piccola grande rivolta” anti-DRM che va prendendo piede sul Web, grazie all’attivo coinvolgimento degli utenti e del management del noto digg. Dove l’altro giorno era stata rilanciata una news che includeva le chiavi di crittazione necessarie per superare le difese anti-DRM apposte sui dischi HD-DVD. Pressati dalle tipiche lettere cease-and-desist, inizialmente gli amministratori del sistema avevano deciso di eliminare e bloccare ogni riferimento a quei post. Senza però fare i conti con la rabbia e la decisione degli utenti. Entro mezzanotte, la homepage era zeppa di altri post e link al codice incriminato, e la news era balzata in vetta alle preferenze. Visto l’andazzo, lo stesso fondatore Kevin Rose ha fatto un rapido dietro-front, rivolgendosi così agli utenti sul suo blog: “Dopo aver visto centinaia di post e letto migliaia di commenti, avete fatto chiarezza. Preferite veder cadere digg combattendo piuttosto che inchinarsi a una grande azienda. Vi stiamo ascoltando, e con effetto immediato non cancelleremo storie o commenti contenenti quel codice, e ne affrenteremo le conseguenze qualunque siano. Se dovessimo perdere, chissenefrega, almeno moriremo avendoci provato”. E ha avuto ragione. L’affaire continua a esplodere sul Web (almeno quello Usa), e oggi se ne occupa a lungo anche il New York Times, spiegando fra l’altro: “Con migliaia di utenti che infrangono impudentemente la legge, l’industria non può realisticamente pensare a rimedi legali”. Più una serie di effetti a tutto tondo: “È la rivincita dell’user generated content,” ha spiegato Fred von Lohmann, avvocato della EFF. Ottima manovra, no?

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